venerdì, 10 febbraio 2012
Per quest’ultimo reato si ritiene l'allungamento ancora più importante, alla luce della sentenza delle cassazione di pochi giorni fa che rappresenta un notevole passo indietro nella lotta contro la violenza sulle donne.
ORDINE DEL GIORNO
La Camera, in sede di esame dell’A.C. 4909 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri”.
Considerato che:
la violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte per le donne in tutta Europa e nel mondo. Nel nostro continente ogni giorno 7 donne vengono uccise dai propri partner o ex partner;
la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni è il femminicidio: è necessario dunque, affrontare questo fenomeno in maniera efficace e definitiva;
in Italia solo nel 2010 i casi di femminicidio sono stati 127: il 6,7 per cento in più rispetto all’anno precedente, e si parla solo degli omicidi, ma anche i numeri che riguardano gli stupri, le violenze domestiche, lo stalking, le violenza di gruppo e i maltrattamenti in famiglia sono impressionanti e in continua crescita;
la maggior parte delle vittime è italiana (78 per cento), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79 per cento): solo una minima parte di questi delitti è avvenuta per mano di sconosciuti, nella restante parte dei casi è avvenuto per mano di un altro parente della vittima ocomunque di persona conosciuta;
si tratta di un fenomeno complesso, purtroppo in evidente crescita, di fronte al quale bisognaallentare la morsa discriminatoria che è strutturale in questo paese, e avere un approccio che passi si dall’aspetto repressivo, ma anche da una rete integrata di prevenzione, rieducazione, e da proposte immediate quali ad esempio il potenziamento dei centri antiviolenza, che hanno subito pesantissimi tagli e il cui piano di finanziamento è una tantum, e vale per un anno, un anno e mezzo;
uno degli approcci possibili è rappresentato da una strategia coordinata che passi anche, ad esempio, per l’allungamento dei termini di prescrizione per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne e per lo stupro di gruppo, quest’ultimo ancor più alla luce della sentenza delle cassazione di pochi giorni fa, che a nostro avviso rappresenta uno spaventoso passo indietro nella lotta alla violenza contro le donne, che ha stabilito non essere obbligatorio il carcere in presenza di reato per stupro di gruppo.
IMPEGNA IL GOVERNO
A valutare l’opportunità di prevedere programmi integrati, e dotati delle necessarie risorse economiche, volti alla riabilitazione e alla rieducazione dei soggetti criminali detenuti per reati sessuali nei nostri istituti penitenziari e di sostenere e farsi promotore di misure che tendano all’allungamento dei termini della prescrizione per i reati di violenza sessuale.
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