venerdì, 27 gennaio 2012
L'Italia non è «più vista come una mina» nel cuore dell'Eurozona, cominciano a «prendere forma i contorni di una possibile via d'uscita da questa grave crisi». Mario Monti parla, prima al Senato, poi alla Camera, per indicare che i venti contrari, in Europa, stanno lentamente cambiando direzione. E in Parlamento ieri premier ha incassato una mozione unitaria sulla politica europea presentata da Pdl, Pd e Terzo Polo. E' un sostegno importante all'azione del governo («un guard rail - lo ha definito professore- per la nostra azione in Europa»), che potrà presentarsi così rafforzato al prossimo Consiglio europeo del 30 gennaio.
IL TESTO DELLA MOZIONE
La Camera,
premesso che:
l'ideale dei padri fondatori dell'Europa puntava ad una profonda ed integrata identità europea per il rilancio dei valori e delle tradizioni comuni dopo le devastazioni della guerra, prospettiva che continua ad essere ben viva come dimostra il recente referendum per l'adesione della Croazia all'Unione europea;
tale prospettiva non può esaurirsi in un'esclusiva visione economica e finanziaria ma deve svilupparsi nel senso di una reale partecipazione e identificazione politica e culturale a partire dalle comuni radici culturali che affratellano i popoli;
la crisi finanziaria e la crisi dei debiti sovrani, che stanno determinando una pesante crisi produttiva e occupazionale della zona euro, rappresentano una sfida gravissima alla costruzione europea e alla stabilità e prosperità del nostro Paese. Per dare alla crisi una risposta adeguata è necessario fare un passo avanti tutti insieme verso una comune politica economica. Il trattato che viene attualmente negoziato fra 26 Paesi dell'Unione europea vuole essere un passo nella direzione di una politica economica comune, che è il complemento necessario della moneta unica ed è la codificazione delle intese del 2011;
il trattato in discussione presenta però due limiti evidenti. Da una parte, esso unisce solo 26 dei 27 Paesi membri dell'Unione europea, ed è sbilanciato verso un metodo intergovernativo piuttosto che comunitario. Dall'altra, è molto concentrato sul tema della stabilità e poco sul tema della crescita che deve restare al centro dell'iniziativa politica dell'Unione europea in un momento così difficile per l'economia europea, che rischia una drammatica recessione con gravissime conseguenze per il futuro del continente;
lo scostamento dal metodo comunitario, dovuto a una situazione di emergenza eccezionale e derogatoria rispetto al funzionamento ordinario dell'Unione europea, va pertanto strettamente limitato e superato. Non appena la situazione generale lo consentirà, occorrerà tornare alla piena ed unitaria applicazione del metodo comunitario. Bisogna mantenere aperto il dialogo con la Gran Bretagna per recuperare le distanze che si sono create;
il tema della crescita andrà affrontato con grande decisione subito dopo la conclusione del negoziato sul presente trattato nell'ambito delle istituzioni comunitarie a 27 Paesi, secondo le linee indicate dalla Commissione europea: completamento del mercato interno e politiche specifiche per lo sviluppo e l'occupazione;
le perduranti tensioni
sui mercati finanziari rischiano di travolgere l'euro e di vanificare gli sforzi di risanamento dell'Italia, innescando sui mercati una crisi di fiducia nel nostro Paese. Per l'Italia il rafforzamento ed il completamento del progetto europeo, il mantenimento dell'euro e il rispetto del metodo comunitario rappresentano interessi nazionali strategici imprescindibili e, in questo contesto, l'Italia si è assunta, a più riprese nel corso del 2011, la responsabilità di manovre economiche impegnative che porteranno al pareggio di bilancio nel 2013 e già oggi determinano una consistente riduzione del fabbisogno dello Stato e un significativo avanzo primario;
ad esse si aggiungono, all'inizio del 2012, provvedimenti che condurranno a regime ad importanti misure di liberalizzazione al fine di rendere più competitivi ed efficienti i nostri mercati, migliorando le prospettive di crescita e quindi la sostenibilità del debito italiano;
per dare un ulteriore segnale della comune e condivisa consapevolezza raggiunta nel Paese circa la necessità di rimanere fedele nel lungo periodo alla politica della stabilità, bisogna ribadire che il principio del rigore deve essere considerato come punto cardine della politica nazionale ed europea;
va sottolineato, al riguardo, che il Parlamento ha già approvato in prima e seconda lettura e calendarizzato in terza, il progetto di riforma che prevede l'introduzione della regola del pareggio di bilancio in Costituzione. È, tuttavia, bene ricordare che stabilità e crescita sono problemi interconnessi e dalla loro contestuale soluzione dipende la stessa continuità dell'euro, come moneta unica. È, infatti, evidente che se non si ferma la speculazione contro il debito sovrano, il conseguimento dell'equilibrio di bilancio diventerà sempre più difficile a causa della crescita abnorme della spesa per interessi, come avvenne nel corso degli anni Ottanta. Al tempo stesso, solo il rispetto della nuova governance potrà dimostrare la volontà dei singoli Stati di far fronte agli squilibri strutturali che sono alla base della crescita del debito sovrano e rappresentano un elemento catalizzatore della speculazione. Questo doppio passaggio è un argine da porre a difesa della moneta unica, se si vuole evitare il suo possibile tracollo, e quindi delle prospettive di sviluppo della stessa Unione europea;
il modello dell'economia sociale di mercato, che è il modello europeo, rimane la scelta strategica dell'Italia che la presente mozione ribadisce con il consenso convinto di tutte le principali forze politiche e che è sottratta, per il futuro, al variare delle contingenze politiche;
la credibilità e la portata delle misure adottate e degli impegni politici assunti, che in questa mozione vengono reiterati, consente all'Italia di svolgere con piena autorevolezza il suo ruolo all'interno dell'Unione europea come Paese fondatore ed una delle maggiori economie, e autorizza a chiedere alle istituzioni europee ed ai Paesi membri una solidarietà fattiva e convinta, rimarcando anche alcuni limiti ed insufficienze della risposta che fino ad ora l'Unione europea ha dato alla crisi;
è necessario che gli strumenti di intervento sui mercati finanziari vengano potenziati sia sotto il profilo quantitativo che sotto quello delle modalità di intervento ed è, quindi, urgente mettere lo European stability mechanism in condizione di funzionare con risorse adeguate;
è poi desiderabile, come proposto dalla Commissione europea, che tali azioni siano iscritte nella prospettiva di una «più stretta integrazione economica all'interno dell'Unione, in particolare con lo sviluppo progressivo di titoli di debito pubblico comuni dell'area euro e la creazione di una tesoreria europea, parte della Commissione e responsabile di fronte al Parlamento europeo»;
manca un sufficiente coordinamento fra l'azione della Banca centrale europea e quella dell'Autorità bancaria europea, con il rischio che proprio per tale motivo l'azione della Banca centrale europea non possa sviluppare per intero i propri effetti positivi. Considerazioni relative alla stabilità dei singoli istituti e considerazioni relative alla stabilità di sistema devono armoniosamente integrarsi fra loro. Il rischio che si sta correndo è quello di una forte riduzione del credito agli Stati, al sistema produttivo, alle imprese ed alle famiglie. Le indicazioni date all'Eba nel Consiglio europeo del 26 ottobre 2011 vanno riconsiderate alla luce di una situazione profondamente mutata. In tale prospettiva, è opportuno adoperarsi affinché la piena attuazione delle previsioni dell'Autorità bancaria europea, (european banking Authority-Eba ) dell'8 dicembre 2011, sia differita sino all'effettiva operatività degli strumenti previsti dalla decisione del Consiglio europeo del 26 ottobre 2011, ivi compresa quella relativa all'European financial stability facility (Efsf) e il pieno funzionamento dell'European stability mechanism (Esm);
in prospettiva, gli strumenti di intervento sui mercati, il rafforzamento della stabilità dell'eurozona, le politiche di rigore e quelle per lo sviluppo e la crescita debbono essere parti di una medesima visione. La stabilità è uno strumento indispensabile e fondamentale, ma il fine è la crescita economica, il lavoro, il benessere dei cittadini e delle cittadine europee;
le circostanze di emergenza attuali suggeriscono di utilizzare tutti gli importanti elementi di flessibilità offerti dai trattati in vigore, come i regolamenti ex articolo 151 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Tuttavia, ciò non può implicare la rinuncia, in un orizzonte temporale adeguato e più ampio, alla prospettiva di una complessiva riforma dei trattati per completare la costruzione di un'unione federale dotata di piena legittimazione democratica, anche attraverso una Convenzione;
sono stati avviati, in sede tecnica, i negoziati occorrenti per predisporre l'accordo intergovernativo europeo per il rafforzamento dell'unione economica (il cosiddetto «fiscal compact»);
l'accordo dovrà riguardare: a) la regola del pareggio di bilancio ed il suo inserimento nella normativa nazionale di livello costituzionale; b) l'attribuzione alla Corte di giustizia dell'Unione europea di un ruolo in merito alla trasposizione di tale regola del pareggio negli ordinamenti interni, evitando che ad essa siano attribuite funzioni improprie; c) il riferimento alla regola del debito in una normativa di diritto internazionale; d) i programmi di partenariato giuridicamente vincolati per i Paesi sotto procedura per deficit eccessivo; e) l'applicazione della regola della maggioranza qualificata «invertita» nella procedura per deficit eccessivo;
l'accordo ha una valenza soprattu
tto politica in quanto ribadisce, conferma e rafforza impegni che in gran parte erano già stati assunti dai Paesi membri e dall'Unione europea in diverse occasioni nel corso del 2011. Nel presente processo negoziale sarebbe desiderabile: a) assicurare la coerenza dell'accordo con obblighi già assunti dai Paesi membri, quali ad esempio i regolamenti del cosiddetto «six pack» ed in particolare i regolamenti (CE) n. 1175/2011 e n. 1177/2011 con i relativi riferimenti alle riforme strutturali, alle soglie consentite per il deficit strutturale annuale ed ai fattori rilevanti per la valutazione della riduzione annuale del debito dei Paesi; b) sottolineare il ruolo centrale delle istituzioni comunitarie, in primo luogo della Commissione europea e della Corte di giustizia dell'Unione europea, evitando o limitando al minimo indispensabile la creazione di entità che siano fonte di duplicazione e di alterazione dell'equilibrio interistituzionale Commissione-Consiglio-Parlamento; c) ribadire il principio dell'unitarietà del diritto comunitario e del primato del metodo comunitario; d) sottolineare, in considerazione del carattere prettamente politico dell'accordo, la necessità che esso tocchi i temi della crescita, dell'occupazione e dei meccanismi di stabilizzazione, ancorché non si tratti dell'oggetto specifico dell'accordo stesso; i soli obiettivi del rigore finanziario e della riduzione del debito pubblico non possono esaurire l'orizzonte della risposta europea alla crisi occorrendo, invece, integrare le misure a favore del consolidamento delle finanze pubbliche con una nuova politica a sostegno della crescita e dell'occupazione a livello europeo; e) considerare una regola appropriata per la decorrenza dell'entrata in vigore dell'accordo, essendo quest'ultimo uno strumento di «cooperazione rafforzata» con caratteristiche peculiari, ed evitando così che esso possa entrare in vigore con la ratifica di un numero inadeguato e politicamente poco significativo di Stati membri;
in questo contesto è indispensabile rafforzare in ciascun Paese il rapporto fra Governi e Parlamenti e, in Italia, non solo assicurare un'informazione sistematica e tempestiva del Parlamento italiano da parte del Governo nell'attuale fase negoziale, ma rafforzare e rendere più efficace e sistematico il raccordo ordinario nelle materie europee anche accelerando la conclusione dell'iter del progetto di riforma della legge n. 11 del 2005 e avviando la revisione dei regolamenti parlamentari,
Febbraio 2012 | ||||||
| D | L | M | M | G | V | S |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 2 | 3 | 4 | |||
| 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 |
| 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 |
| 19 | 20 | 21 | 22 | 23 |
24 | 25 |
| 26 | 27 | 28 | 29 | |||
Marzo 2012 | ||||||
| D | L | M | M | G | V | S |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 2 | 3 | ||||
| 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 |
| 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 |
| 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 |
| 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 |