giovedì, 12 gennaio 2012
Risposta del Governo sull'acquisto degli aerei militari
GIAMPAOLO DI PAOLA, Ministro della difesa. Signor Presidente, gli interventi legislativi che sono stati assunti dal Parlamento nella seconda metà del 2011 per fronteggiare la crisi finanziaria hanno comportato per il bilancio della difesa una riduzione degli stanziamenti di circa 3 miliardi nel triennio 2012-2014, di cui circa un miliardo e mezzo solo nel 2012. Il bilancio della difesa per il 2012, quindi, si è attestato oggi su 19,9 miliardi di euro: di questi il 30 per cento (6 miliardi) vanno alla funzione sicurezza interna e soltanto 13,6 miliardi vanno alla funzione difesa.
Questo significa che lo 0,84 per cento, in realtà, va alla funzione difesa, che è ben al di sotto dei valori degli altri Paesi europei cui si fa tradizionalmente riferimento. In questo quadro, come ho già affermato nelle Commissioni difesa di Camera e Senato, lo strumento militare non è più sostenibile, a fronte delle risorse che oggi il Paese può stanziare per la difesa, quindi richiede interventi di straordinaria importanza e urgenza.
La revisione dello strumento militare che stiamo conducendo verrà ad incidere su struttura, organizzazione e programmi, salvaguardando però l'efficienza operativa, che è l'essenza dello strumento. In questo quadro, vi è l'esigenza di rinnovare, nell'arco del prossimo quindicennio, le linee aerotattiche dello strumento militare italiano: Tornado, Amx, che hanno operato dal 1991 in tutte le missioni internazionali sotto mandato ONU. Il programma JSF risponde a questa esigenza. È un programma avviato con lungimiranza dall'allora Ministro della difesa Beniamino Andreatta e confermato nel decennio dai Governi D'Alema, Prodi e Berlusconi.
Il dimensionamento complessivo del programma, come tutto il settore dell'investimento - l'ho detto e lo ripeto - è in corso di riesame alla luce delle esigenze operative e della compatibilità finanziaria. Tuttavia non vi è dubbio che stiamo parlando di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale, che vede già oggi a Cameri, nel novarese, un complesso industriale per la costruzione, l'assemblaggio, la produzione e la manutenzione del velivolo. È un complesso che dà e darà occupazione a millecinquecento persone e, considerate tutte le industrie che lavorano oggi nel programma JSF, in prospettiva vi è una previsione di 10 mila posti di lavoro. Sono oltre quaranta imprese che contribuiscono alla crescita economica, tecnologica, industriale e occupazionale del Paese. Anche così si fa la crescita e questo diagramma, che ho qui a disposizione, rappresenta visivamente le imprese che lavorano a questo programma e la loro distribuzione nel Paese.
Risposta del governo sui casi di coloro che possono trovarsi senza lavoro e senza pensione
PRESIDENTE. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, ha facoltà di rispondere.
ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, è indubbio che la manovra previdenziale sia stata molto severa, il Governo non l'ha mai nascosto e, anzi, credo che abbia chiarito molto bene sia le circostanze che l'hanno motivata sia il quadro di riferimento all'interno del quale si colloca. È stata preoccupazione del Governo, non solo raggiungere obiettivi di rigore finanziario, ma anche cercare di salvaguardare lavoratori per i quali l'incremento, forte, dell'età pensionabile avrebbe creato dei problemi. A questo problema abbiamo cercato di rispondere con il comma 14 dell'articolo 24 che, come lei avrà visto, elenca con sufficiente accuratezza, come noi speriamo, i lavoratori che potrebbero trovarsi, in virtù di accordi di mobilità o di mobilità lunga o di contratti di solidarietà, con il rischio di essere senza pensione e senza reddito. Per questi lavoratori è detto espressamente che l'allungamento dell'età pensionabile non vale e che, quindi, valgono le vecchie norme e per questi lavoratori il decreto-legge prevede accantonamenti che, a nostro giudizio, dovrebbero essere sufficienti. Per il futuro e, quindi, per tutti coloro che non rientrano negli accordi stipulati alla data di emanazione del decreto il problema si può porre. Noi stiamo monitorando con attenzione e stiamo cercando di vedere cosa potrà essere fatto, ma è indubbio che la riforma delle pensioni mira anche a sottrarre l'uso improprio del sistema previdenziale proprio come ammortizzatore sociale, in un certo senso obbligando il Governo, ma anche le parti sociali, a cercare nuove soluzioni per il problema dei lavoratori anziani che troppo spesso sono stati semplicemente scaricati sul sistema pensionistico. Aggiungo che per le donne è comunque prevista, ancorché scarsamente utilizzata, una possibilità di uscita anticipata purché sia scelta l'opzione del metodo interamente contributivo, quindi un metodo severo per il calcolo della pensione, che però vuol dire che, in questo caso, una lavoratrice può uscire senza addossare oneri al sistema pubblico.
Risposta del Governo sulle politiche di conciliazione e occupazione femminile
PRESIDENTE. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, ha facoltà di rispondere.
ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, onorevole Saltamartini, di nuovo devo richiamare il fatto che io sono, al tempo stesso, Ministro del lavoro e del welfare, e delle pari opportunità. E non è un caso, io credo, che il Presidente Monti abbia voluto ricongiungere queste competenze all'interno di un unico Ministero, almeno pro tempore.
È vero che le pari opportunità per le donne, secondo me, si giocano soprattutto sul lavoro ed è vero - questo è il mio profondo convincimento, non solo come Ministro, ma anche prima, come studioso - che i molti problemi del mercato del lavoro italiano e della scarsa crescita italiana dipendono in misura non piccola dalla scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e, quando avviene e quando c'è, da una partecipazione che non è in condizioni di parità rispetto alla retribuzione e alla progressione di carriera.
Quindi, io intendo esattamente mettere al centro anche dell'azione di questo Ministero il lavoro delle donne come segmento debole del mercato, così come il lavoro dei giovani ed anche il lavoro degli anziani, magari, cercando di correggere la distorsione precedente, in base a cui i lavoratori anziani prima li si manda in pensione e meglio è.
Detto questo, onorevole Saltamartini, lei sa anche che questo Governo ha in programma qualcosa che chiamiamo modifica o riforma del mercato del lavoro. Io, pur riservandomi di verificare se la delega a cui lei fa riferimento possa costituire il veicolo normativo appropriato per interventi specifici sull'occupazione femminile, al momento, sto considerando - stiamo considerando - l'insieme dei problemi del mercato del lavoro e stiamo cercando di dare, all'interno di questa visione complessiva, delle soluzioni efficaci a problemi che lei ha menzionato. Le dico anche che, sul piano personale, io intendo prendere molto seriamente le politiche che lei ha chiamato «di conciliazione», ma vorrei evitare che ci riferissimo a queste politiche come a politiche eminentemente per il lavoro delle donne.
PRESIDENTE. La invito a concludere, Ministro.
ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Io credo che la conciliazione debba riguardare, al tempo stesso, uomini e donne e che questo sia un terreno importante sul quale la parità può effettivamente esercitarsi.
Quindi, onorevole Saltamartini, posso rassicurarla che è esattamente al centro delle mie preoccupazioni di questi giorni, con l'attenzione e l'impegno sul mercato del lavoro che abbiamo, che i temi che lei ha sollevato saranno temi presto in discussione e all'esame per proposte di soluzioni, speriamo, efficaci.
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