giovedì, 12 gennaio 2012

Il documento finale sulla contraffazione e dichiarazione di voto del PD

La Camera, esaminata la relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare (Doc. XXII-bis n. 2), approvata all'unanimità dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, la fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, a intraprendere ogni iniziativa utile, anche presso le istituzioni comunitarie, al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare di inchiesta.
Doc. XXII-bis, n. 2 - Risoluzione

La Camera,
esaminata la relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare (Doc. XXII-bis n. 2), approvata all'unanimità dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale nella seduta del 6 dicembre 2011;
premesso che:

la Commissione, nella sua attività d'inchiesta, ha svolto una serie di indagini finalizzate a verificare i risultati raggiunti in tema di contrasto ai fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, nonché i limiti normativi, tecnologici, organizzativi e finanziari riscontrati a livello istituzionale, in ambito nazionale ed europeo, che hanno reso inadeguate le azioni messe in campo da tutte le forze coinvolte nella lotta contro tali fenomeni;

la relazione in esame, frutto di una complessa attività istruttoria, che ha visto la Commissione impegnata in numerose audizioni di soggetti competenti o a vario titolo interessati dai fenomeni oggetto dell'inchiesta, nonché in visite istituzionali e di studio, anche presso le istituzioni dell'Unione europea, inquadra preliminarmente i fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale da un punto di vista generale, approfondendo in particolare, quale risultato di questa prima fase dei lavori, le dinamiche riscontrate nel settore agroalimentare;

dalle risultanze dell'inchiesta svolta, sono emerse le dimensioni allarmanti che il volume d'affari legato al complesso delle merci contraffatte ha assunto negli ultimi anni; a tale riguardo, la direzione investigativa antimafia ha segnalato che il valore della contraffazione si attesterebbe, per il solo mercato italiano, intorno ad una cifra compresa tra 3,5 e 6 miliardi di euro, mentre, secondo Confindustria, tale valore ammonterebbe a 7 miliardi di euro;

tale dato sostanzialmente coincide con quello evidenziato nella ricerca pubblicata dal Censis ad aprile 2009, nella quale si stigmatizza che il commercio del falso nel nostro paese ha causato, per il bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali, una perdita di imposta di circa 5 miliardi 281 milioni di euro, pari al 2,5 per cento del totale del gettito dello Stato, a fronte di quasi 130 mila nuovi posti di lavoro che, solo in Italia, la totale sconfitta del fenomeno garantirebbe;
a livello mondiale, numerose stime dell'Ocse indicano che il commercio costituito da tali merci riguarderebbe l'8 per cento del totale, essendo tale dato quantificato in 250 miliardi di dollari di controvalore con riferimento al commercio internazionale dei soli prodotti contraffatti o piratati, ciò traducendosi, per le imprese, in una drastica riduzione nell'offerta di posti di lavoro: 250.000 è la stima dei posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, di cui 100.000 circa nella sola Unione europea;

tra i principali fattori che, combinandosi tra loro, hanno dato luogo alla nascita della cosiddetta industria del falso, all'esito delle verifiche condotte, la Commissione segnala: la ridotta dimensione di numerose imprese nazionali che non permette la realizzazione di economie di scala nei singoli comparti; la crescita esponenziale dell'offerta di manodopera disponibile a fornire prestazioni lavorative in modo clandestino, occasionale e a basso prezzo; la semplificazione di numerosi processi produttivi posta in essere dalla quasi totalità delle imprese di medie e grandi dimensioni, al fine di fronteggiare la crescente competizione internazionale, in un'ottica tesa al contenimento dei costi attraverso la riduzione di personale e l'ottimizzazione dei tempi di produzione; la delocalizzazione all'estero di alcune fasi intermedie della produzione, per le quali risulta più difficile assicurare il medesimo grado di controllo imposto in Italia nel rispetto della normativa vigente; la crescente domanda, da parte di fasce sempre più larghe della popolazione, anche a redditualità medio bassa, di prodotti di marca, considerati alla stregua di veri e propri status symbol; l'eccezionale disponibilità sul mercato di apparecchiature, strumenti e dispositivi altamente tecnologici capaci di rendere agevole la duplicazione e la produzione seriale di prodotti recanti marchi regolarmente registrati; un rapporto costi-benefici che, nel commercio di prodotti contraffatti, appare altamente conveniente; il crescente interesse, nonché coinvolgimento della criminalità organizzata nella gestione del traffico illecito di materie prime, semilavorati e prodotti finiti contraffatti;
nello specifico comparto agroalimentare la contraffazione si è rivelata un fenomeno largamente diffuso, responsabile di produrre un duplice danno in capo ai cittadini, siano essi i produttori che si attengono alla normativa in materia ma che, per questa ragione, si trovano spesso ad operare in condizioni di concorrenza sleale sul mercato, siano i consumatori, i quali acquistano merci e prodotti che, sempre più di frequente, sono caratterizzati da origini diverse rispetto a quelle riportate in etichetta, nonché da qualità inferiore rispetto a quella garantita dal marchio originale;

a livello di Unione europea, i sequestri di prodotti agroalimentari contraffatti in dogana sono passati da 1,2 milioni di pezzi nel 2006, a 2,7 del 2009, con un aumento del 128 per cento, mentre sul versante nazionale, nell'ultimo triennio, i reparti della Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro oltre 3.700 tonnellate di merci e quasi 6 milioni e mezzo di litri di prodotti alimentari contraffatti o comunque recanti un'etichettatura ingannevole sull'origine o sulla qualità del prodotto;

è stata accertata l'aumentata penetrazione nel settore agroalimentare delle grandi organizzazioni criminali operanti non più esclusivamente nei territori meridionali, ma anche nelle aree del centro e del nord Italia;

le analisi rese note dalla direzione investigativa antimafia e dalla direzione nazionale antimafia indicano l'esistenza di un fitto intreccio di interessi tra famiglie mafiose siciliane, clan camorristici e 'ndrangheta calabrese nella gestione dell'intera filiera del settore agroalimentare, dall'accaparramento dei terreni, alla produzione, dal trasporto su gomma allo stoccaggio della merce, dall'intermediazione commerciale alla fissazione dei prezzi, fino ad arrivare agli ingenti investimenti per l'acquisto di supermercati o interi centri commerciali;

sul piano dell'assetto normativo, come sottolineato da più parti nel corso delle audizioni svolte, il quadro di riferimento italiano appare tra quelli maggiormente evoluti a livello dei paesi industrializzati, a testimonianza dell'attenzione posta dal legislatore su questa specifica materia; al riguardo, nella relazione, la Commissione individua alcuni possibili interventi di natura legislativa nell'obiettivo di adeguare la normativa vigente alle mutate esigenze di protezione e tutela, a fronte di processi produttivi che, oggi, sono profondamente cambiati rispetto al passato, con l'aggiunta di un'alta componente tecnologica, di relazioni economiche di carattere più spiccatamente transnazionale, dei crescenti e sempre più penetranti interessi da parte della criminalità organizzata in tema di contraffazione, nonché dell'aumentata offerta nella vendita di prodotti contraffatti anche grazie al contributo della rete telematica;

osservato come, a monte del sistema di regole e sanzioni in materia, non sia possibile prescindere da un contemporaneo cambiamento dell'orizzonte culturale di cittadini e consumatori, i quali devono essere opportunamente formati ed informati relativamente alle caratteristiche dei prodotti agroalimentari di qualità attraverso mirate campagne d'informazione, a partire già dal livello scolare, nonché con iniziative di cooperazione che vedano coinvolte tutte le forze in campo, comprese le categorie produttive, al fine di rendere noti a tutti i cittadini quali rischi si corrono, per la propria salute e sicurezza fisica, in caso di comportamenti negligenti o superficiali;

considerato che tale azione d'informazione mirata e specifica non dovrebbe limitarsi al solo ambito nazionale, bensì riguardare anche i mercati esteri interessati dalle nostre produzioni di qualità, al fine di educare i consumatori di quei paesi alla conoscenza delle nostre tradizioni e a distinguere un vero prodotto italiano rispetto a grossolane imitazioni, fenomeno meglio conosciuto come italian sounding;

rilevato che tali imitazioni, unitamente ai casi di contraffazione vera e propria, producono un danno immediato e diretto nella fiducia, oggi incondizionata, dei consumatori stranieri circa la bontà e qualità dei nostri prodotti di alta gamma, la Commissione segnala la necessità che su tale questione il sistema paese si presenti unito, definendo iniziative d'informazione e di promozione che vedano compatte istituzioni, consorzi di tutela, imprese e consumatori, prevedendo politiche di sostegno per l'innovazione e la ricerca;

premesso che un forte aiuto per contrastare i fenomeni della contraffazione e dell'italian sounding deriverebbe dalla previsione di sistemi di etichettatura e tracciabilità capaci di rendere più trasparenti le varie fasi del processo produttivo, in modo da ripercorrere la storia di un determinato prodotto, dalla scelta dei sistemi di coltivazione/allevamento, alle diverse fasi di elaborazione, fino al suo arrivo sullo scaffale di un esercizio commerciale, appare opportuna un'attenta riflessione sulla tematica relativa alle tecnologie oggi utilizzabili per tracciare la filiera del prodotto;
valutata, a tale riguardo, l'opzione di promuovere incentivi per quelle aziende che scelgono volontariamente l'utilizzo di sistemi di etichettatura e tracciabilità capaci di enfatizzare e rafforzare la trasparenza e la qualità;

evidenziata che anche l'Unione europea ha riconosciuto che l'indicazione del paese d'origine di un prodotto è elemento portante della tracciabilità, sulla scorta di quanto previsto dal Regolamento n. 1169 del 25 ottobre 2011 che ha introdotto, anche per le carni suine, ovine e per quelle di pollame, l'obbligo della relativa indicazione di provenienza in etichetta;
considerata l'auspicabilità di un'estensione dell'ambito di applicazione di tale Regolamento ad un numero più ampio di generi di prodotto rispetto a quelli attualmente contemplati;

verificata, tuttavia, durante la missione di studio compiuta dalla Commissione a Bruxelles, la persistenza di sensibili divisioni tra i vari Stati membri relativamente al raggiungimento dell'obiettivo di una sempre maggiore trasparenza e sicurezza nel settore agroalimentare;

accertato che la crescente transnazionalità dei fenomeni contraffattivi impone un forte impegno, a livello europeo ed internazionale, per giungere alla definizione di un quadro di regole comuni che risponda a principi di reciprocità ed efficacia, consentendo azioni rapide ed efficaci in chiave di cooperazione di polizia e giudiziaria;

valutato come, ancora più rilevante dal punto di vista strategico, sarebbe il superamento da parte degli Stati membri dell'Unione europea delle criticità che oggi ostacolano l'attuazione delle disposizioni in materia di reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca e sequestri patrimoniali in tutti paesi membri (cd. giuro- confisca), per colpire nel vivo le strutture criminali;
ribadita, nel corso delle audizioni svolte dalla Commissione e all'esito della visita di studio compiuta a Bruxelles, la richiesta che ciascuno Stato si doti di un centro specializzato di contatto che raccolga le diverse competenze nazionali in materia e che possa essere facilmente attivato da questo o quel paese in presenza di situazioni che richiedono un rapido intervento su un dato territorio, ciò dovendo valere anche con riferimento all'aspetto giudiziale, al fine di agire rapidamente con regole comuni e con strumenti di tutela diretta a favore del danneggiato nel caso di un giudicato di condanna del contraffattore;
rilevata, a livello nazionale, la necessità di mantenere un fronte unitario, che veda coinvolti tutti gli attori istituzionali ed il mondo delle imprese, attraverso una più forte ed intensa collaborazione, essendo emersa l'opportunità di una razionalizzazione dei ruoli e dei compiti dei soggetti istituzionali e delle autorità di pubblica sicurezza impegnate in attività repressive nell'ottica di scongiurare il rischio di sovrapposizioni, duplicazioni e frammentazione degli sforzi, posto che, in alcuni casi, ciò ha minato il raggiungimento dei risultati;

visto che, sul fronte giudiziario, la Commissione ha rilevato la positiva esperienza delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale istituite presso tribunali e corti d'appello ai sensi del decreto legislativo n. 168 del 27 giugno 2003, che suggerisce una riflessione ulteriore in tema di tutela penale sulla necessità di una maggiore specializzazione per materia delle procure ordinarie, anche attraverso iniziative organizzative ovvero formative in seno alla magistratura:

la fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, a intraprendere ogni iniziativa utile, anche presso le istituzioni comunitarie, al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale.


(6-00098) «Fava, Sani, Bergamini, Anna Teresa Formisano, Raisi, Cimadoro, Mistrello Destro, Rainieri, Zucchi, Luciano Rossi, Vico».     

La dichiarazione di voto del Pd

LUCA SANI. Signor Presidente, in questa prima relazione, approvata all'unanimità dalla Commissione, il fenomeno della contraffazione e della pirateria emerge in tutta la sua gravità. Ciò conferma il valore della scelta della Camera di istituire, appunto, una Commissione d'inchiesta. Le numerose audizioni hanno confermato la portata di un fenomeno allarmante non solo per il tessuto delle nostre imprese ma anche per il bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali.
La Direzione investigativa antimafia stima il valore della contraffazione, solo sul mercato interno, tra i 3 e i 6 miliardi di euro. Il Censis stima una perdita per le Pag. 22casse dello Stato di circa 5 miliardi di euro e sostiene che la sconfitta del fenomeno garantirebbe almeno 130 mila nuovi posti di lavoro. Bastano questi pochi dati per comprendere che le iniziative di contrasto alla contraffazione assumono un grande significato, non solo a difesa della legalità, ma per lo sviluppo del Paese. Verso questo fenomeno si registra, fra l'altro, come diceva adesso il presidente Fava, un crescente interesse della criminalità organizzata.
Per alcuni settori merceologici la contraffazione rende molto di più del traffico di stupefacenti e con minori rischi sotto il profilo penale. È, cioè, interesse particolare della criminalità organizzata proprio nel settore agroalimentare. Sul piano normativo bisogna dire che il nostro Paese può essere considerato tra quelli più evoluti, a conferma della sensibilità del legislatore su questa materia. Durante le audizioni sono comunque emerse indicazioni, come veniva ricordato, utili a migliorare il quadro normativo e, quindi, le azioni di contrasto. La Commissione ha avviato il proprio lavoro partendo dal sistema agroalimentare. Le ragioni di questa scelta risiedono non solo sul fatto che l'industria alimentare italiana è la seconda manifattura del Paese con un fatturato di 124 miliardi di euro ed è anche una voce fondamentale per il nostro export con circa 24 miliardi, ma anche sul fatto che sulla contraffazione dei prodotti agroalimentari c'è una grande sensibilità in quanto molto spesso si registrano effetti anche sul piano della salubrità degli alimenti. In molti casi, a vicende di contraffazione di ingredienti o provenienza degli alimenti, corrisponde anche un'adulterazione o una sofisticazione degli stessi. A rimetterci, quindi, non è solo il tessuto economico, ma anche la salute dei cittadini.
Il contrasto alla contraffazione agroalimentare nel nostro Paese è stato affrontato con serietà, basti ricordare la legge sull'etichettatura e la tracciabilità. Su questo piano occorre, però, emanare rapidamente i decreti attuativi di quella legge e spostare, poi, l'iniziativa sul piano internazionale ed europeo, affrontando i temi quali il made in e la tracciabilità da un lato e l'omogeneità delle tariffe portuali e dei controlli doganali all'interno del territorio comunitario dall'altro. Su questo occorre impegno perché il fenomeno condiziona molto e mortifica le potenzialità di sviluppo della nostra economia. Nella relazione vengono riportati alcuni esempi riguardanti pomodori, olio extravergine, cereali, prodotti lattiero-caseari. Dobbiamo aver presente che quando dall'Italia passa pomodoro triplo concentrato proveniente dalla Cina che viene diluito con acqua e sale e trasformato in doppio concentrato etichettato made in Italy ed esportato, questo causa un forte condizionamento del prezzo dei pomodori italiani che rimangono incolti o, per rimanere competitivi, sviluppano fenomeni inaccettabili di sfruttamento della manodopera.
Lo stesso si può dire per l'olio deodorato e colorato con clorofilla che dal Nord Africa viene acquistato a 2 euro e portato in scaffale a 6 euro o del grano canadese che concorre a produrre la pasta made in Italy, ma che porta il prezzo del grano italiano a livelli inferiori ai costi di produzione; oppure del pecorino romano prodotto da imprese italiane all'estero con latte ungherese che ha messo in ginocchio l'intero comparto ovicaprino della Sardegna, della Toscana e del Lazio. Si potrebbero fare altri esempi. C'è un paradosso in alcuni casi, ossia che talvolta è lo Stato, attraverso le proprie società partecipate, come è il caso dell'audizione citata anche dagli altri colleghi, ad essere coinvolto in processi che ricadono sotto il nome di italian sounding che è, appunto, l'altra piaga che danneggia il sistema agroalimentare italiano, più subdola della contraffazione perché non è reato, ma disorienta il consumatore rispetto all'origine dei prodotti. È una piaga che viene stimata in 60 miliardi di euro di giro di affari, in un rapporto, quindi, di tre a uno rispetto alle nostre esportazioni.
La relazione affronta nel dettaglio questo aspetto. Basterebbe recuperare il 6 per cento dell'italian sounding per mettere in pareggio la nostra bilancia commerciale Pag. 23nel campo agroalimentare. Come si contrasta? Con accordi in campo internazionale, con informazione ai consumatori, rendendo il consumatore consapevole su ciò che acquista e mangia, ma anche con politiche che restituiscano competitività al settore agricolo e agroalimentare per assestarsi sul mercato interno e per penetrare con maggior autorevolezza sui mercati internazionali.
Tali politiche fino ad oggi sono mancate. Oggi siamo al quarto Ministro dell'agricoltura e l'assenza di queste politiche si è fatta sentire sulla pelle degli agricoltori italiani. Pertanto, dichiarando il voto favorevole del gruppo del PD alla risoluzione relativa alla relazione della Commissione, l'auspicio è che tra i prossimi provvedimenti mirati alla crescita e allo sviluppo ci sia un capitolo finalmente dedicato all'agricoltura, utile per le nostre aziende ad affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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