venerdì, 25 novembre 2011
Nel 2006 l’Istat ha quantificato in 6.743.000 le donne che tra i 16 e i 70 anni sono state vittima di molestie o violenze fisiche, psichiche o sessuali nel corso della vita. Secondo le rilevazioni della Casa delle donne di Bologna ogni 3 giorni una donna muore a causa di violenza e sono già 128 le donne uccise per odio nel corso di questo anno. Tante, troppe donne.
Da tempo le Istituzioni europee, i coordinamenti delle reti di donne, hanno individuato indirizzi e linee guida per sostenere utili politiche, a partire dalla definizione di una strategia globale di contrasto.
Accoglienza e sostegno, prevenzione, rimozione degli stereotipi di genere, educazione al rispetto tra i sessi, efficacia ed integrazione delle strutture sanitarie e sociali, della pubblica sicurezza, conoscenza dei dati basata su una analisi rigorosa.
Di questo si è parlato martedì scorso in un incontro delle parlamentari del Pd con le coordinatrici di “D.i.re”, rete delle associazioni e dei centri impegnati nella lotta contro la violenza sulle donne, organizzatrici dell’importante Convegno europeo che si è tenuto a Roma l’11 ottobre. Un incontro che è risultato particolarmente utile nello svolgere una seria ricognizione sul quadro normativo comunitario e nazionale, sulle difficoltà e sulle prospettive che, in un momento delicato come quello attuale, rischiano di interrompere una delle attività più efficaci svolte nel nostro Paese a sostegno delle donne che hanno subito violenza.
Oggi, in una fase indubbiamente complessa ma auspicabilmente caratterizzata da nuove condizioni di confronto e di dialogo parlamentare tra le forze politiche, le parlamentari Pd ritengono che la lotta alla violenza sulle donne debba rappresentare una priorità e l a presenza di tre donne alla guida di Ministeri “pesanti” può rappresentare un'opportunità a questo riguardo.
Dopo il varo in extremis del bando per il sostegno ai centri antiviolenza, occorre lavorare intensamente per la definizione di norme certe ed organiche, vere e proprie linee guida, che intervengano sulla situazione a macchia di leopardo presente nel nostro Paese, e istituiscano un Osservatorio permanente sul fenomeno. E’ necessario inoltre che l’Italia sottoscriva la Convenzione di Istanbul del 2011 contro la violenza sulle donne, già firmata da 16 Paesi.
Per quanto ci riguarda ci impegneremo in Parlamento con ogni strumento possibile perché la conclusione naturale di questa legislatura ci consegni un Paese più rispettoso delle donne, delle loro vite, delle loro persone e dei loro diritti, a partire dall’inviolabilità del loro corpo.
Confidiamo di incontrare su un tema così grande e così urgente una comune volontà politica, a partire dalle tre Ministre, e dalle colleghe degli altri gruppi parlamentari nel raggiungere questo importante obiettivo.
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