venerdì, 4 novembre 2011

Raffinazione e aziende a partecipazione pubblica: approvate due indagini conoscitive

Il 25 ottobre sono state approvate in Commissione Attività Produttive due indagini conoscitive per aiutare due settori in difficoltà: la prima vuole indagare sulla crisi del comparto della raffinazione in Italia e la seconda, voluta in particolare dal Pd, intende approfondire le caratteristiche attuali dello sviluppo del sistema industriale e il ruolo delle imprese partecipate dallo Stato, con particolare riferimento al settore energetico.

Indagine conoscitiva sulla crisi del settore della raffinazione in Italia.

PROGRAMMA APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La X Commissione Attività produttive, commercio e turismo ha convenuto, nell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti di gruppo del 12 ottobre 2011, sull'opportunità di avviare un'indagine conoscitiva concernente la crisi del settore della raffinazione in Italia. Tale comparto infatti, sin dal 2009, sta attraversando una grave crisi determinata da molteplici fattori che hanno condotto ad un calo generalizzato dei consumi dei carburanti e ad un drastico ridimensionamento delle esportazioni soprattutto verso gli Stati Uniti.
L'intero settore della raffinazione europeo da alcuni anni è interessato da una crisi di sistema, che potrebbe evolvere verso un quadro ben più drammatico rispetto a quanto già osservato. Infatti, gli effetti congiunturali della crisi economica globale si sono sovrapposti a una preesistente situazione di sofferenza del sistema.
La crisi strutturale del sistema affonda le proprie radici nella progressiva riduzione dei consumi in Europa, che decrescono al ritmo del 2 per cento medio annuo a partire dal 2005, conseguenza della bassa dinamica demografica, della crescente efficienza energetica e dell'introduzione dei biocarburanti.
Il sensibile calo dei consumi petroliferi, destinato a peggiorare nei prossimi anni, e la forte concorrenza delle nuove raffinerie dei paesi extra-Ue, sostanzialmente prive di obblighi e vincoli ambientali e spesso sussidiate direttamente dallo stato, avranno effetti dirompenti sulla struttura industriale italiana ed europea ove non siano messi in campo interventi volti a tutelare tale settore di attività.
La chiusura della raffineria Tamoil di Cremona e l'annuncio da parte di ENI sulla chiusura dell'impianto di Marghera (VE), per i prossimi sei mesi, a partire dal 1 novembre 2011, rappresentano la conseguenza più evidente dello scenario di crisi brevemente illustrato. Ma altri 3 o 4 impianti di raffinazione rischiano la chiusura nel breve periodo.
In Europa si è già avviato un processo di razionalizzazione da parte delle major petrolifere, che hanno già cominciato a ridurre la propria esposizione alla raffinazione.
Occorre altresì rilevare che le nuove regole introdotte dall'Ue in materia di efficienza energetica hanno avuto un forte e negativo impatto sulle raffinerie europee, mettendo a rischio il mantenimento di questa industria in Europa.
Il sistema della raffinazione italiano è costituito da 16 raffinerie presenti sull'intero territorio nazionale, per una capacità complessiva di raffinazione di poco superiore ai 100 milioni di tonnellate/anno. Il 100 per cento della capacità di raffinazione installata in Italia è rappresentata da aziende aderenti all'Unione Petrolifera. Si tratta di realtà industriali e di investimenti importanti per l'economia locale in cui sono incorporate, con numeri significativi sul piano dell'occupazione diretta e indotta, e la cui chiusura avrebbe ripercussioni a cascata su tutto l'hinterland in cui operano. In particolare, gli impianti attualmente presenti sul territorio nazionale sono quali di Augusta (ExxonMobil), Busalla (Iplom), Cremona (Tamoil), Falconara (Api), Gela (Eni), Livorno (Eni), Mantova (Mol), Milazzo (Eni/Kupit), Pantano (Total/Erg), Porto Marghera (Eni), Priolo (Erg/Lukoil), Sannazzaro (Eni), Sarroch (Saras), Taranto (Eni) e Trecate (ExxonMobil/Erg).
Sulla base degli ultimi dati diffusi dall'Unione petrolifera italiana emerge in particolare la necessità di una ristrutturazione significativa di un settore che oggi presenta un eccesso di capacità produttiva che il mercato interno non è in grado di assorbire: un eccesso di capacità pari a circa 15-20 milioni di tonnellate. Nel 2009 infatti il tasso di utilizzazione degli impianti è stato dell'81 per cento; negli ultimi 6 anni inoltre i consumi sono diminuiti di 18 milioni di tonnellate, mentre nei soli primi dieci mesi del 2010 il calo è stato di altri 2 milioni di tonnellate.
Nel periodo 1997-2009 sono stati investiti nel settore quasi 17 miliardi di euro, di cui il 60 per cento destinati al miglioramento ambientale dei cicli produttivi. Altri 5 miliardi di euro di investimenti sono stati programmati fino al 2012. Per realizzare questo significativo piano di investimenti appare necessario creare e mantenere un quadro legislativo e regolatorio stabile e prevedibile.
L'indagine conoscitiva che la X Commissione intende avviare si propone quindi di approfondire l'analisi sul settore della raffinazione come rilevante comparto del sistema industriale del nostro Paese e della sua intera economia a causa delle strette interdipendenze che legano la raffinazione medesima a molteplici comparti produttivi. Scopo dell'indagine è altresì quello di valutare la necessità di interventi di carattere legislativo che non potranno prescindere da una maggiore consapevolezza circa la strategicità del settore della raffinazione ai fini della sicurezza energetica del Paese né da una profonda e concreta analisi dei possibili impatti sul piano occupazionale e sociale di eventuali chiusure stante il consistente numero di occupati, diretti ed indiretti, nel settore e del loro alto grado di qualificazione tecnica e professionale.
La X Commissione attività produttive nello svolgimento dell'indagine conoscitiva, la cui durata presumibile è stimata in quattro mesi, si propone di svolgere un ciclo di audizioni riguardanti i seguenti soggetti:
rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico;
rappresentanti del Ministero dell'ambiente;
rappresentanti dei vertici delle principali raffinerie presenti nel Paese (ENI, IES, API, SARAM, ERG, TAMOIL, ecc.);
rappresentanti dell'Unione petrolifera;
rappresentanti di Confindustria energia;
rappresentanti di EUROPIA (European Petroleum Industry Association);
rappresentanti dei sindacati di settore (Filctem-CIGL, Femca-CISL e Uilcem-UIL);
rappresentanti delle regioni o degli enti locali interessati dai rischi di chiusura degli impianti.

La Commissione potrà svolgere eventualmente delle missioni, ove ne riscontrasse l'esigenza, per le quali sarà richiesta specifica autorizzazione.

Indagine conoscitiva sulle caratteristiche attuali dello sviluppo del sistema industriale e il ruolo delle imprese partecipate dallo Stato, con particolare riferimento al settore energetico.

PROGRAMMA APPROVATO DALLA COMMISSIONE

È stato da più parti sottolineato come l'attuale crisi dell'economia italiana sia in particolare da connettere al mancato sviluppo del sistema industriale nel suo complesso; in questo senso, di fronte all'accentuato processo di globalizzazione nella produzione e nel commercio, il sistema industriale italiano, ancora basato in gran parte sul sistema delle micro, piccole e medie imprese, dimostra un'accentuata debolezza. D'altro canto, l'economia italiana si caratterizza anche per una presenza particolarmente rilevante, anche nel confronto internazionale, di società partecipate dallo Stato, in settori economici di particolare strategicità, sebbene le dismissioni di partecipazioni statali effettuate in Italia in particolare nello scorso decennio abbiano ridisegnato il ruolo dello Stato e dei soggetti pubblici nel sistema economico nazionale. Ciò appare particolarmente rilevante per il settore energetico, basti indicare realtà quali ENI, Enel, Snam Rete Gas, Terna, SOGIN, ma anche in relazione al settore dell'internazionalizzazione (ad es. la SACE) della produzione industriale e della ricerca (Finmeccanica, Fincantieri, SOGIN, STMicroelectronics NV).
In Italia esistono più di cinquemila società a partecipazione pubblica. Si tratta di un insieme eterogeneo, sia per storia sia per caratteristiche economiche. Le partecipazioni, dirette e indirette, detenute dallo Stato attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze riguardano, da dati risalenti al 2005, circa quattrocento società. Gli occupati sono mezzo milione, quindi quasi il 2 per cento del totale nazionale e il valore della produzione supera l'11 per cento del prodotto interno lordo. Le società partecipate dalle amministrazioni locali (comuni, province, regioni e comunità montane) iscritte al registro delle imprese, secondo i dati di Unioncamere, sono ben 4874. Di queste, hanno un bilancio depositato 3769 società, le quali occupano 255 mila addetti, ossia circa l'1 per cento del totale nazionale e producono un valore aggiunto pari all'1,2 per cento del prodotto interno lordo. Vi è poi una serie di società partecipate da altri soggetti pubblici (Camere di commercio, enti pubblici, Università).
Quanto alla partecipazione al capitale, le società controllate direttamente o indirettamente dal MEF possono essere raggruppate in tre categorie: alcune società quotate (quali ad esempio Eni, Enel, Finmeccanica, Snam Rete Gas, Terna, Alitalia); alcune società non quotate partecipate anche da altri soggetti (ad esempio, Cassa Depositi e Prestiti); società interamente possedute dallo Stato (tra cui Poste Italiane, Ferrovie dello Stato e Anas).
Le partecipazioni societarie delle amministrazioni locali sono legate ai tradizionali compiti di prestazione di servizi pubblici negli ambiti territoriali di loro competenza.
Appare quindi di grande interesse per la Commissione Attività produttive acquisire elementi utili per valutare come e se queste due grandi realtà dell'economia italiana (il vasto mondo delle PMI e la realtà di settori rilevanti e strategici in mano pubblica) riescano ad integrarsi tra loro e a fare sistema, o meno.
Le società partecipate sono realtà tra loro molto diverse, sia per storia che per caratteristiche economiche, e il focus dell'indagine sarà diretto prevalentemente sui settori economici di più stretta competenza della X Commissione, ovvero quello energetico e della produzione industriale. Sarà quindi in tali settori effettuata una ricognizione puntuale e aggiornata non soltanto per esigenze conoscitive ma anche in relazione alle prospettive del migliore utilizzo dello società partecipate, con particolare riferimento alle loro finalità economiche e alla loro capacità di integrarsi o meno per supportare il più completo tessuto produttivo del Paese.
Da un'analisi compiuta dall'economista Edoardo Reviglio, sulle società partecipate dallo Stato, si rileva infatti che il loro valore complessivo è di quasi 45 miliardi di euro, dei quali 17, 34 miliardi relativo alle tre società quotate (Enel, Finmeccanica ed Eni), mentre il portafoglio complessivo rende soltanto l'1,8 per cento allo Stato. Le società in utile hanno un rendimento medio del 6,7 per cento: in altre parole le società partecipate hanno un rendimento minore rispetto a quello medio delle società private attive negli stessi settori.
In questo contesto, infine, le recenti innovazioni introdotte dal decreto-legge n. 34 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 75 del 2011, che consentono alla CDP Spa di assumere partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità del settore di operatività e di ricadute per il sistema economico-produttivo del Paese, hanno sollecitato un ampio dibattito sulle prospettive di Cassa depositi e prestiti e sulla funzione che essa può svolgere nell'ambito del sistema produttivo nazionale e, più in generale, per quanto concerne la proprietà e la gestione delle reti e delle infrastrutture in settori strategici.
Scopo quindi dell'indagine è quello di valutare l'adeguatezza delle società partecipate, nei settori indicati, nella realizzazione delle finalità economiche cui sono preposte, in una prospettiva che consenta una riflessione sulla generale definizione della politica industriale del Paese. Sarà al contempo effettuata una valutazione anche sull'adeguatezza del quadro normativo ad oggi esistente.
Nell'ambito dell'indagine si procederà all'audizione di alcuni soggetti, fra i quali anzitutto quelli istituzionali (rappresentanti del MISE; rappresentanti del MEF - Dipartimento del tesoro; rappresentanti della Banca d'Italia); quindi le audizioni riguarderanno i rappresentanti dei vertici delle principali imprese partecipate nei settori di competenza della Commissione già indicati (quali, a titolo esemplificativo, Enel, Eni, GSE, Sogin, Finmeccanica, Fincantieri, IPZS, SACE, Cassa Depositi e Prestiti, SOGEI, STMicroelectronics Holding N.V.), di alcune organizzazioni di rappresentanza del mondo delle imprese (quali ad esempio Confindustria, RETE Imprese Italia) e delle principali rappresentanze sindacali (CGIL, CISL, UIL, UGL).
L'indagine conoscitiva potrà, altresì, prevedere lo svolgimento di sopralluoghi, con particolare riferimento alle questioni che la Commissione riterrà di maggiore interesse, anche alla luce degli elementi informativi acquisiti nel corso dell'indagine stessa.
La durata dell'indagine, che si intende avviare nel corrente mese di ottobre, è stimabile in sei mesi.

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