venerdì, 21 ottobre 2011
LAURA RAVETTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, la situazione di crisi in cui versa la Vinyls nasce, come noto, dalla decisione della società madre, la multinazionale britannica Ineos, di fermare le attività di produzione nel settore del CVM-PVC in Italia, negli impianti di Porto Torres, Porto Marghera e Ravenna. In merito all'interpellanza urgente vado quindi a leggere quanto trasmetto per iscritto dal Ministero competente.
Nonostante il profuso impegno del MiSE per l'acquisizione della società da parte di un imprenditore italiano, la Vinyls è stata dichiarata insolvente dal tribunale di Venezia in data 19 giugno 2009. Successivamente, in data 7 agosto 2009, è stata aperta la procedura di amministrazione straordinaria, attualmente ancora in corso, proprio allo scopo di reperire possibili soggetti interessati alla continuazione delle attività caratteristiche di Vinyls, tra cui quella di produzione del PVC.
Tra i tentativi sin qui attuati per perseguire tale obiettivo, con l'espletamento di tre bandi di gara, nessuno ha avuto esito, eccezion fatta per quanto attiene allo stabilimento Vinyls di Ravenna. In particolare, si segnala che, a seguito della seconda pubblicazione del relativo bando di gara, con provvedimento in data 24 giugno 2011, i commissari sono stati autorizzati ad accettare l'offerta presentata dalle Industrie Generali Spa per l'acquisto del complesso industriale PVC e CVM di Ravenna, facente capo alla Vinyls Italia Spa in amministrazione straordinaria.
Per quanto attiene agli impianti di Porto Marghera e Porto Torres, a seguito dell'infruttuoso esperimento di vendita svolto dalla procedura, tra la seconda metà del 2010 e l'inizio del corrente anno, con decreto del 25 luglio scorso è stata autorizzata la modifica del programma di cessione, nel senso di consentire la vendita degli asset aziendali anche per attività industriali e produttive diverse da quelle esposte nel programma, ma pur sempre compatibili con le finalità, anche di riconversione, proprie della procedura di amministrazione straordinaria.
All'esito di un nuovo bando, finalizzato alla raccolta di eventuali offerte d'acquisto per i due siti di Porto Torres e Porto Marghera, sono pervenute alla procedura, come riferito dallo stesso interpellante, le seguenti offerte: innanzitutto, da parte di Oleificio Medio Piave, società che svolge attività di estrazione dell'olio vegetale da semi oleosi, interessata all'acquisto di alcuni terreni del sito di Porto Marghera, non comprensivi degli impianti PVC, ai fini di consentire lo sbarco dei semi sulla banchina ex Syndial e di trasferire a destinazione il prodotto finito, evitando rotture di carico. L'offerta è condizionata alla possibilità di ottenere la piena disponibilità di altri terreni limitrofi di proprietà ENI, le concessioni e le autorizzazioni da parte degli enti locali, necessarie per svolgere l'attività aziendale, nonché la disponibilità dell'uso della ferrovia presente sul sito. L'offerente si impegnerebbe ad assumere tutti i dipendenti del sito di Porto Marghera.
In secondo luogo, è pervenuta l'offerta da parte di SGI PV1, società veicolo controllata al 100 per cento dalla Sardinia Green Island, operante nel settore delle energie rinnovabili, interessata all'acquisto del sito di Porto Torres, in un'ottica di riconversione industriale. L'offerta si presenta suscettibile di miglioramenti, come precisato dallo stesso imprenditore, sotto il profilo del livello occupazionale e del corrispettivo.
Le altre due offerte pervenute riguardano lo smontaggio e l'asportazione degli impianti di CVM e di PVC presenti in entrambi i siti. Attualmente si è in attesa di conoscere le determinazioni dei commissari, all'esito delle valutazioni tuttora in corso, sulle offerte pervenute. Si segnala, peraltro, che l'amministrazione straordinaria, per la denegata ipotesi in cui anche dette offerte non dovessero essere positivamente valutate dagli organi della procedura, non potrebbe svolgere ulteriori tentativi di vendita delle attività, ma solo dei residui cespiti all'attivo nell'ambito della fase liquidatoria, conseguente alla scadenza del programma di cessione.
In riferimento al ruolo dell'ENI, nella difficile situazione che si è venuta a creare, la stessa ha continuato a fornire materie prime alla Vinyls fino al momento dello stop degli impianti, malgrado l'ingente credito dalla stessa accumulato (100 milioni di euro), e si è resa disponibile a cedere a qualunque potenziale acquirente tutti gli impianti e infrastrutture necessari all'integrazione della filiera produttiva.
Si fa presente, infine, che ENI Spa è una società quotata in borsa partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze con una quota pari al 3,93 per cento. Ai sensi di legge, il Ministero di cui sopra non svolge attività di indirizzo e coordinamento delle proprie partecipate e non interferisce nella gestione operativa.
LA REPLICA DI VICO
Signor Presidente, gli interpellanti hanno posto al Ministero, e quindi alla sottosegretaria che riferisce in Aula, sostanzialmente due quesiti: uno afferente allo stato dell'arte nel sito di Porto Torres e di Porto Marghera e l'altro, in ordine al quale rilevo immediatamente dalla risposta un'omissione totale da parte del Governo, che attiene a quali iniziative eventualmente il Governo intende assumere in riferimento a questa parte della chimica italiana e del ciclo del CVM e PVC.
Quindi, andrei per gradi al fine di esprimere l'opinione sulla qualità della risposta che è stata offerta agli interpellanti.
Intanto, la vicenda Vynils è abbastanza complicata. Comincia nel 2008, è stata parzialmente riferita dalla sottosegretaria. Ha avuto passaggi dal punto di vista commerciale, della gestione della procedura, degli affidamenti e dei memorandum triangolari intervenuti tra il Governo, ENI e presunti acquirenti oserei dire abbastanza inquietanti per alcuni aspetti.
Mi basterà citare la vicenda Ramco e Gita, che è l'ultima vicenda di una holding, anzi in verità di una Srl qualificata con 20 mila euro, che aveva avanzato l'ipotesi di acquisizione dell'intero ciclo compreso Sindyal ovvero ENI.
Ma, detto ciò, mi permetterò di rappresentare le seguenti valutazioni: sulla possibilità che possano essere realizzati i progetti per la produzione di oli vegetali a Marghera, simpaticamente oggi una organizzazione sindacale, a fronte dell'incontro che si è svolto ieri presso il Ministero dello sviluppo economico, ha dichiarato che presentare il progetto dell'oleificio è suggestivo, ma ancora pieno di incognite. Insisto: data la possibilità che venga realizzato anche il progetto a Porto Torres, i quesiti rimangono intatti.
In primo luogo, si profila una conversione o forse una iniziativa industriale di chimica verde che non riusciamo a comprendere noi, il sistema delle imprese, i sindacati dei lavoratori, le comunità e le istituzioni dove si allocano questi processi di conversione nei confronti dei quali non siamo contrari, questo sia è chiaro. Ci è poco chiara la natura e il percorso industriale di questi nuovi insediamenti.
Ma tornerò alla seconda domanda omessa: che fine fa in Italia il ciclo del cloro? Che fine fanno gli impianti ancora non dismessi, ma che evidentemente si intende dismettere di Porto Torres e Porto Marghera, le interconnessioni con Ferrara, Ravenna e Cagliari? Quindi, il Ministro dello sviluppo economico e il Governo sono a conoscenza che tutti i paesi industrializzati ospitano impianti di produzione di polimero del cloruro di vinile? È una cosa complicatissima: PVC. Sono a conoscenza che in Italia operano 1.200 imprese trasformatrici che occupano 24 mila addetti?
Ma questa parola complicata «polimero del cloruro di vinile» nella produzione industriale a che cosa serve? Serve nell'edilizia per produrre telai di porte e finestre, persiane avvolgibili, sedili per stadi; nel settore degli imballaggi serve per tappi, contenitori per prodotti non alimentari come cosmetici e detersivi; nel settore medicale per le sacche di plasma, blister per farmaci ed altro; nel settore dell'auto per tappetini, intelaiature dei finestrini e altro; e, inoltre, nei settori dell'informatica, della telefonia, dell'abbigliamento, degli elettrodomestici, dei trasporti; con il polimero del cloruro di vinile (PVC) si producono finanche le carte di credito. Di questo stiamo parlando, cioè di cose che, quando non hanno queste sigle complicate, rappresentano un tratto del manifatturiero italiano e del consumo italiano.
È un tratto dove l'Italia e le sue imprese, nonostante la crisi attuale, hanno un consumo di PVC che è di circa un milione di tonnellate e, a fronte di un esito positivo delle opzioni di Porto Marghera e di Porto Torres, avremo una riduzione della produzione nazionale del 60 per cento.
Vuole dire che si vuole dismettere il ciclo del cloro? Se si dismette il ciclo del cloro italiano, si indebolisce l'impianto di cracking di Marghera. Vuole dire che si vuole dismettere il cracking di Marghera? Poiché il ciclo del cloro assorbe significative quantità di etilene, in mancanza di tali produzioni, l'equilibrio del cracking è destinato a peggiorare e a ripercuotersi immediatamente su Ferrara, Mantova e Ravenna, che sono approvvigionate via pipeline.
Quali sono la traccia e lo straccio di politica industriale che il Governo intende assumere? Questa interpellanza non è l'unica: sono tre anni che il gruppo del Partito Democratico, ai diversi livelli e per ogni comunità che rappresenta, presenta interpellanze, interrogazioni, mozioni, interrogazioni a risposta immediata, per chiedere qual è il tratto possibile di iniziativa industriale in direzione del ciclo del cloro.
Si continua a non avere risposta, perché non è una risposta neanche la riunione di ieri svoltasi al Ministero dello sviluppo economico. Signor rappresentante del Governo, la nostra insoddisfazione non è pregiudiziale, soprattutto in ordine alle soluzioni alternative, non solo occupazionali, ma anche volte ad affrontare le questioni che chiamiamo della chimica verde.
A noi pare, però, che non vi sia né capo né coda, cioè che gli impianti e i suoli - esiste anche l'aspetto immobiliare - vengano venduti a qualunque offerente. Eppure noi, come Partito Democratico, ci permettiamo di dire: perché non si rende disponibile una quota parte significativa dei dividendi che il Ministero dell'economia e delle finanze ricava dall'ENI affinché sia destinata al settore per nuovi investimenti e produzioni, e comunque a quelle che consideriamo eccellenze di mercato, come il polietilene, come gli elastomeri, come gli stirenici? Sono parole che sono complicatissime, ma che fanno riferimento a quanto ho detto prima, se si pensa alla moda, alla gomma, al manifatturiero italiano.
Per quale motivo si continua a non predisporre un impegno massiccio di investimenti nella ricerca scientifica e nell'innovazione, estendendo senza complicazioni, ora che siamo alla vigilia del «decreto sviluppo», il Programma Industria 2015?
Auspichiamo, come abbiamo detto, misure fiscali e di vantaggio non solo per il Mezzogiorno, ma anche, temporaneamente, per le piccole e medie imprese, che sono il 92 per cento del tessuto produttivo della chimica secondaria. Insomma, qui stiamo parlando di una parte che è decisiva e fondamentale, insieme a tutto il resto, per l'economia italiana. Qui richiamiamo il sistema delle piccole e medie imprese. Guardate che la vita di quelle imprese sta svanendo, con un danno senza precedenti che potrebbero subire non solo le generazioni attuali, ma anche quelle future, in misura ancora maggiore.
Abbiamo posto richieste anche in sede europea per interventi legislativi a sostegno di quei poli chimici che rispettano le norme ambientali, operando una selezione tra chi rispetta le norme e chi non le rispetta. Abbiamo sollevato la grande questione di incentivare fusioni e accorpamenti per favorire la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese, per accrescerne la massa critica e la competitività, per utilizzare le risorse provenienti dalla Cassa depositi e prestiti, che è l'unica «cassaforte» di cui questo Governo continua a non fare menzione.
E poi occorre sviluppare le nuove tecnologie ambientali per bonificare. Perché vi è un altro aspetto, che in altre sedi, come gruppo Partito Democratico, abbiamo posto, che riguarda il capitolo delle bonifiche per un recupero dei siti e anche perché la chimica sia sempre più verde e attenta alla qualità di vita dei territori.
Ecco, onorevole sottosegretario, avevamo posto due quesiti. Riguardo al primo, eravamo a conoscenza delle dinamiche dei territori, in particolare quelli di Venezia e di Sassari, ma in verità del Veneto e della Sardegna nel loro insieme, che continuano ad esprimere preoccupazioni anche sui progetti alternativi e sugli accordi che propugnano. L'altro quesito riguardava il fatto che questo Governo continua a non offrire uno straccio di politica industriale in un settore che si chiama chimica, chimica moderna, la chimica del nostro Paese.
Perciò desidero rappresentare la mia insoddisfazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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