giovedì, 20 ottobre 2011
EMILIA GRAZIA DE BIASI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EMILIA GRAZIA DE BIASI. Signor Presidente, anche se in un momento in cui i colleghi stanno entrando in aula io penso sia doveroso, per quest'Aula e per la Camera dei deputati, il ricordo di Andrea Zanzotto (Applausi), definito da un quotidiano oggi e da molti l'ultimo poeta, una delle figure più alte del Novecento italiano, un poeta definito persino difficile per la sua sperimentazione linguistica incessante, un poeta attaccato alla sua terra. Era nato nel 1921 a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, ed è scomparso ieri. È una delle figure che ha attraversato il Novecento e del Novecento ha vissuto le speranze, ha vissuto le battaglie civili ed intellettuali ed ha vissuto anche le delusioni, nell'apertura del nuovo secolo. C'è una lettera molto bella, indirizzata ad un altro grandissimo della poesia scomparso, Giovanni Raboni, in cui Andrea Zanzotto afferma che oggi, sotto l'apparenza di una totale dimissione, di un totale livellamento dell'emergenza umana, vi è una mancanza di umiltà ben maggiore di quella dei tempi in cui si parlava di eternità e preminenza umana.
Voglio dire chiaramente che tutto ciò è lontano dai nostri discorsi politici, è lontano dalle maggioranze e dalle opposizioni, è lontano da una vita istituzionale difficile. Il richiamo di Andrea Zanzotto è un richiamo ad una passione civile che dovrebbe unire tutti noi e non dividerci. È per questo, care colleghe e cari colleghi, che anche se nella disattenzione io vorrei che per un attimo, almeno un attimo, signor Presidente...
PRESIDENTE. Chiedo cortesemente, se non di ascoltare, quanto meno se volete parlare di uscire. Prego, prosegua onorevole De Biasi.
EMILIA GRAZIA DE BIASI. Signor Presidente, il minuto di silenzio che è dovuto alla scomparsa di una figura così alta penso debba essere utilizzato da tutte noi e da tutti noi per un momento di raccoglimento e di pensiero su quel non praevalebunt di cui parla oggi Claudio Magris e che come ripeto è tanto lontano dalla nostra realtà un po' misera di questi giorni, ma si richiama ai valori più alti, i valori di una società non indifferente, i valori dell'arte come impegno civile, i valori dell'autonomia dell'arte e della poesia, che mantiene sempre il primato di collegare l'uomo al mondo. Come dice Roland Barthes, la poesia è una finestra affacciata sul mondo e ci dimostra che nessuno di noi può vivere senza comunicare e senza riconoscere l'altro da noi. Io credo che questo sia un piccolo tributo che quest'Aula deve ad un grandissimo uomo, un grandissimo uomo che con la sua lezione di vita e la sua riservatezza ci ha insegnato che lottare per una società più aperta e migliore non significa necessariamente l'impegno quotidiano nella politica, ma che l'arte stessa diventi esempio di vita (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Onorevole De Biasi, la Presidenza e l'Assemblea tutta si associano alle sue parole e, in particolare, alla parte conclusiva del suo intervento, quando dice, appunto, che la testimonianza di persone come questa prova che l'arte può diventare un esempio di vita. Le condoglianze della Presidenza e di tutta l'Assemblea sono rivolte ai familiari. Onorevoli colleghi, la collega De Biasi ha chiesto di osservare un minuto di silenzio come ricordo da parte di tutta l'Assemblea perAndrea Zanzotto (Il Presidente si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea e i membri del Governo - L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).
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