mercoledì, 12 ottobre 2011

Convenzione Europea per la Prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne: perché non sottoscriverla?

Interrogazione a prima firma Susanna Cenni (PD) sottoscritta anche dall'On. Froner. “La violenza sulle donne - commenta la parlamentare - è un cancro che possiamo sconfiggere solo con adeguate scelte politiche e un’evoluzione culturale e sociale che deve nutrirsi del rispetto tra i generi e dell’assunzione convinta della non inviolabilità del corpo femminile, respingendo con forza stereotipi, ostacoli ed ipocrisie".
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 

Al Ministro degli Affari Esteri

 Al Ministro per le Pari Opportunità  Per sapere - premesso che:

la violenza contro le donne continua ad essere nel nostro Paese un fenomeno di pesantissima gravità. Secondo gli ultimi dati disponibili (elaborati dall’Istat nel 2007e riferiti al 2006) sono 6 milioni e 743 mila le donne dai sedici ai settant'anni che sono rimaste vittime di molestie o violenze fisiche, psichiche o sessuali nel corso della vita; circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (il 4,8 per cento della popolazione femminile globale);

il 14,3 per cento delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal proprio partner. Il 24,7 per cento delle donne ha subito violenze da un altro uomo, 2 milioni e 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (“stalking”), dai partner al momento della separazione. Va inoltre aggiunto che moltissimi episodi di violenza (circa il 96 per cento delle violenze da un non partner e il 93 per cento di quelle da partner) non vengono comunque denunciati;

la violenza riguarda in Europa, secondo alcune stime, tra il 20 ed il 25 delle donne che avrebbero nel corso della loro vita subito episodi di violenza fisica o sessuale. A tale cifra va poi aggiunto che statisticamente le autorità competenti riescano ad assicurare alla giustizia, per molteplici cause, solamente un aggressore ogni 35 casi;

a livello internazionale dati forniti dall’OMS stimano che dal 45 al 70 percento dei casi siano da collocare nel contesto familiare o nella coppia;

alla luce di quanto sopra richiamato, numerose Risoluzioni delle Nazioni Unite, del Parlamento Europeo, di organismi sovranazionali hanno sancito impegni degli Stati e dei Governi tesi a combattere tale piaga individuando comuni obiettivi e misure da attuare;

il Governo Italiano ha presentato nel dicembre 2009 il suo IV Rapporto periodico all’ONU per illustrare gli sviluppi della Cedaw (Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne), esaminato da un apposito Comitato che ha formulato in materia di lotta alla violenza numerose osservazioni;

il Parlamento Italiano si è più volte occupato della materia con la discussione e l’approvazione di Mozioni (1-00070, Pollastrini, 1-00083 Mura, 1-00085 gennaio 2009, 1-00512 Amici, 1-00534 Binetti, 1-00538 Saltamartini del 25 gennaio 2011), nonché in occasione di risposte el Ministro Carfagna ad interrogazioni, impegnando il Governo ad atti concreti in materia di lotta alla violenza (piano di azione, osservatorio pubblico, sostegno all’accoglienza, formazione operatori, ecc..);

nello scorso mese di maggio si sono svolti a Istanbul i lavori che hanno varato la “Convenzione Europea per la Prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne”, trattato che rappresenterebbe il primo strumento giuridicamente vincolante in Europa per la creazione di un quadro giuridico completo per combattere la violenza tramite la prevenzione, l’azione giudiziaria, il supporto alle vittime. Nel testo sono indicate una serie di misure che gli Stati devono adottare per prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire gli autori dei reati. In particolare la Convenzione prevede la penalizzazione delle violenze contro le donne, matrimoni forzati, mutilazioni genitali, stalking, violenze fisiche, psicologiche e sessuali. Nel documento è inoltre prevista la creazione di un sistema di monitoraggio;

la convenzione, frutto di due anni di lavoro, attiva se ratificata da almeno 10 Paesi, è stata approvata ad Istanbul l’11 maggio 2011 e già firmata ad oggi da Turchia, Austria, Germania, Grecia, Islanda, Montenegro, Portogallo, Finlandia, Francia, Spagna, Svezia, Slovacchia, Lussemburgo, Macedonia, Norvegia e Slovenia;

non risulta che il Governo Italiano abbia partecipato ai lavori della Convenzione;

non risulta che l’Italia abbia provveduto ad oggi alla firma, nonostante che lo stesso Sottosegretario agli Affari Esteri Alfredo Mantica abbia manifestato, a mezzo stampa, la volontà del nostro paese di sottoscrivere tale documento;

la delega conferita dal Presidente del Consiglio al  Ministro per le Pari Opportunità dispone testualmente che suddetto dicastero debba (punto “1”, articolo “l”): “coordinare, anche in sede internazionale, le politiche di Governo relative alla tutela dei diritti umani delle donne, con particolare riferimento agli obiettivi indicati nella piattaforma di azione adottata dalla IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, svoltasi a Pechino nel settembre del 1995, d'intesa con il Ministro degli affari esteri, in relazione alla povertà femminile ed alla facilitazione del loro accesso ai circuiti economici-produttivi, all'istruzione, formazione e salute delle donne, alla lotta alla violenza contro le donne, anche in riferimento e in occasione di conflitti armati, all'accesso delle donne ai mezzi di informazione ed alla tutela dell'infanzia femminile in tutte le forme”.

Se corrisponde al vero che il Governo Italiano non abbia partecipato ai lavori della Conferenza;

per quali giustificati motivi l’Italia, a differenza di numerosi altri stati europei, non abbia aderito alla “Convenzione per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne” nonostante tale documento rappresenti il primo strumento giuridico internazionale vincolante per contrastare e prevenire con efficacia un gravissimo fenomeno che, dai dati citati in premessa, coinvolge direttamente circa un quarto della popolazione femminile ed i cui reati rimangono per la maggior parte impuniti;

se tale scelta non contrasti i numerosi impegni assunti in materia di lotta alla violenza sulle donne in Parlamento dal Governo;

se sia comunque intenzione del Governo provvedere alla firma ed alla ratifica di questa importante Convenzione Internazionale.  Cenni  

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