giovedì, 6 ottobre 2011
"La commissione Attivita' produttive boccia il Def".
Lo annunciano i capigruppo di opposizione in commissione Andrea Lulli (Pd), Anna Formisano(Udc), Gabriele Cimadoro (Idv) e Deodato Scanderebech (Fli) commentando il voto contrario espresso dalla commissione stessa sul parere proposto dal relatore di maggioranza. "La commissione ha detto no a una disastrosa politica industriale del governo, ad una pessima gestione del ministero dello Sviluppo e a una totale assenza di politiche per la crescita, di cui anche nella nota di aggiornamento del Def manca qualsiasi traccia".
Intervento del 5 ottobre in Commissione Attività produttive sulla Nota di Aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011
Laura FRONER (PD) sottolinea che le manovre estive (decreto-legge n. 98 del 2011 e decreto-legge n. 138 del 2011) hanno effettuato una correzione di circa 60 miliardi ottenuta più attraverso l'imposizione fiscale, che con tagli di spesa. Probabilmente parte dei tagli sugli enti territoriali si tradurrà in un aumento delle imposte locali, sbilanciando ancora di più il carico delle manovre sul versante delle entrate. Osserva che il limite maggiore della correzione consiste nel fatto che sono del tutto assenti misure per lo sviluppo. Proprio per questo motivo, nella Nota di aggiornamento al DEF, il Governo ha rivisto al ribasso le stime di crescita (0,7 per cento nel 2011, 0,6 nel 2012, 0,9 nel 2013 e 1,2 per cento nel 2014).
Rileva altresì che si registra una minore continuità amministrativa in relazione al MISE. Per ammissione dello stesso Governo nella Nota di aggiornamento (pag. 215 dell'allegato 1) si legge «Va evidenziato che il Ministero è stato interessato, nell'anno 2010, da ben tre cambiamenti del vertice politico: alle dimissioni del ministro Claudio Scajola rassegnate in data 4 maggio 2010, è seguito l'interim del Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi (decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 2010), e successivamente la nomina dell'onorevole Paolo Romani, già viceministro, a ministro dello sviluppo economico (decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 2010).
La fase dell'interim del Presidente Berlusconi è stata senza dubbio la più delicata, in quanto ha coinciso peraltro con l'adozione della manovra finanziaria di cui al decreto-legge n. 78 del 2010, convertito nella legge n. 122 del 2010, e con l'avvio dei lavori per l'approvazione della legge di stabilità. Le descritte vicende hanno richiesto un'azione particolarmente incisiva dell'ufficio di gabinetto che ha rappresentato l'elemento di continuità nei predetti avvicendamenti politici garantendo la stabilità dell'azione amministrativa e quindi il perseguimento degli obiettivi strategici fissati con la «Direttiva generale per l'attività amministrativa e la gestione per l'anno 2011» in data 10 febbraio 2011 in coerenza con il Programma di Governo e nel quadro delle priorità individuate nell'atto di indirizzo del 17 settembre 2010».
Sottolinea che si è registrato un taglio generalizzato alle spese dei ministeri. Con il decreto n. 138 del 2011 è stato accresciuto di 6 miliardi di euro per il 2012 e di 2,5 miliardi di euro per il 2013, il taglio ai ministeri già operato dal decreto n. 98 del 2011. Questi ulteriori tagli saranno ripartiti con la legge di stabilità, qualora il Ministero dell'economia ravvisi scostamenti dagli obiettivi. Ricorda, infine, gli accantonamenti provvisori per la cessione delle frequenze pari a 2,4 miliardi che per ammissione dello stesso Governo potrebbero diventare definitivi. La manovra ha comportato quindi un rallentamento dell'attività e, in taluni casi, addirittura la paralisi di interi settori.
Passa quindi ad analizzare gli effetti dei tagli indiscriminati rispetto ai centri di responsabilità.
L'ufficio per gli affari generali e le risorse fa notare che sono necessarie risorse aggiuntive del 20 per cento per realizzare la Missione. Il dipartimento per l'impresa e l'internazionalizzazione sostiene che, in merito ai progetti di ricerca e sviluppo nei settori ad alta tecnologia, sarebbe necessario prevedere un finanziamento pluriennale attualmente assente. I fondi, di cui la legge di stabilità per il 2011, ha disposto la riassegnazione per le finalità delle legge n. 808 del 1985 garantiranno, una volta acquisitane concretamente la disponibilità, di mantenere il settore vitale nel 2011. Per cogliere le opportunità di ricerca negli anni successivi occorre l'attribuzione di nuove risorse finanziarie con l'istituzione di contributi quindicennali di 40 milioni di euro con decorrenza rispettivamente dal 2012, 2013 e 2014.
Rispetto al fondo competitività e sviluppo per l'attuazione dei Progetti di innovazione industriale, il dipartimento stima la necessità di fondi aggiuntivi per almeno 300 milioni per anno, atteso che con quelli in bilancio non si riescono a coprire tutte le aree di intervento.
Con riferimento al fondo di salvataggio delle imprese in difficoltà, sottolinea che non vi sono stanziamenti nel bilancio pluriennale. Considerato il permanere della centralità dello strumento, anche alla luce del protrarsi della grave crisi internazionale, che trova conferma nella proroga al 2014 della validità degli orientamenti comunitari in materia, ritiene opportuno che gli interventi del fondo permangano nel medio periodo come obiettivo primario di politica industriale a sostegno delle imprese in difficoltà. Sottolinea altresì che non sono previste risorse per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese.
Relativamente alle iniziative a favore dei consumatori, rispetto all'attuazione dell'articolo 148 delle legge n. 388 del 2000, sottolinea che nel 2010 sono stati assegnati solo 14 milioni 591 mila euro rispetto ai 38 milioni 830 mila previsti. Nel quadro della politica di programmazione delle iniziative a vantaggio dei consumatori, ricorda che con il decreto ministeriale 20 maggio 2010 sono stati individuati gli interventi indispensabili da attuare per i quali le competenti Commissioni parlamentari di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole in data 19 maggio 2010. Questi interventi sono stati previsti basandosi sul valore effettivo delle entrate derivanti dalle sanzioni irrogate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, per l'ammontare di euro 38 milioni 330 mila di cui questo centro di costo aveva fatto richiesta di rassegnazione.
Lamenta che di tali somme il Ministero dell'economia nel 2010 ha riassegnato l'importo di 14 milioni 591 mila euro rendendo in tal modo impossibile, sulla base di tale disponibilità finanziaria, la realizzazione di tutte le iniziative programmate. Restano quindi da completare nel biennio 2012-2013, gli interventi delle regioni mirati all'educazione, all'informazione e all'assistenza a favore dei consumatori e degli utenti di cui è stato avviato con i fondi disponibili solo il primo modulo (circa il 43 per cento) rinviando, per mancanza di copertura finanziaria, la realizzazione del secondo modulo di programmazione regionale per la cui realizzazione occorrono ulteriori 7 milioni 339 mila euro, nonché i seguenti ulteriori progetti in attuazione del citato decreto ministeriale 20 maggio 2010: iniziative in materia di controllo, vigilanza del mercato e tutela dei consumatori e sicurezza dei prodotti; iniziative dirette a favorire la diffusione e il potenziamento di strumenti di composizione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo; iniziative dirette a consentire la restituzione delle somme versate in relazione alla retroattività delle disposizioni in materia di cosiddette polizze dormienti; finanziamento del fondo nazionale di garanzia per il consumatore di pacchetto turistico. Complessivamente, per la realizzazione dei progetti indicati, occorre la riassegnazione della somma complessiva di 44 milioni 240 mila euro.
Osserva che, rispetto al programma «sostegno alla internazionalizzazione delle imprese» si fa riferimento all'ICE come se non fosse stato soppresso. L'errore commesso dal Governo è stato riconosciuto dallo stesso Ministro Romani. Peraltro, non si tratta dell'unico errore contenuto nella Nota di aggiornamento: rispetto alle priorità per il triennio 2011-2013 si torna a parlare di nucleare nonostante l'esito dei referendum dello scorso mese di giugno.
Chiede, pertanto, se in seguito all'adozione del decreto-legge sulla crescita sarà prevista una ulteriore Nota di aggiornamento e dichiara il voto contrario del proprio gruppo sulla proposta di parere del relatore.
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