martedì, 27 settembre 2011

L'intervento in Aula dell'On. Froner per la ratifica dei protocolli della Convenzione delle Alpi

La Convenzione delle Alpi è un trattato internazionale stipulato fra gli otto Paesi dell’arco alpino e dalla Comunità europea con l’obiettivo di promuovere misure concordate volte allo sviluppo sostenibile del territorio alpino nonché alla tutela degli interessi economici, sociali ed ambientali delle popolazioni che vivono e lavorano in questo territorio.

Dopo la sottoscrizione della Convenzione quadro, avvenuta nel 1991, fra il 1994 ed il 2000 sono stati firmati otto protocolli tematici. Essi sono in vigore dal 2002 in Germania, Austria, Liechtenstein, dal 2004 in Slovenia e dal 2005 in Francia. L’Unione europea ne ha finora ratificati 4. Nel 2008 la Commissione europea, su iniziativa del Commissario Tajani, ha proposto la ratifica del protocollo trasporti, ratifica che è stata appoggiata anche dal Parlamento europeo.Per quanto riguarda l’Italia, l’iter parlamentare di ratifica è stato più volte iniziato, ma, com’è noto, nessuna legislatura è finora riuscita a portarlo a termine. L’attuale Governo ha proposto un disegno di legge volto a ratificare tutti i protocolli. Tale disegno di legge è stato approvato dal Senato all’unanimità nel maggio del 2009. Ma qui alla Camera sono sorte alcune difficoltà, che hanno portato la Commissione Esteri nella primavera del 2010 a votare a maggioranza a favore dello stralcio del Protocollo trasporti, proposto nello specifico dai colleghi della Lega Nord.Lo stralcio di questo protocollo sembrerebbe rispondere alle problematiche sollevate dalla categoria dell’autotrasporto, sulla base della motivazione che la sua entrata in vigore potrebbe pregiudicare la possibilità di realizzare infrastrutture stradali sul territorio italiano. In realtà si tratta di una preoccupazione infondata e vorrei spiegarvi perché.

In primo luogo, la disposizione di cui all’art 11 del Protocollo trasporti non impedisce affatto che vengano realizzate infrastrutture stradali per migliorare le reti di trasporto in territorio italiano.Vi è una differenza normativa fondamentale fra transito transalpino e intralpino.I progetti di ampliamento delle infrastrutture stradali nelle regioni alpine italiane sono di carattere intraalpino e, come tali, verrebbero assoggettati alla seconda parte dell’art 11, che non contiene specifici divieti. Per ricadere nel divieto di cui alla prima parte dell’art. 11 occorrerebbe realizzare un’autostrada o una via di grande comunicazione stradale transalpina, cioè che oltrepassi la dorsale principale delle Alpi da un luogo di origine ad uno di destinazione posti all’esterno delle Alpi.

Inoltre, poiché il Protocollo è già stato ratificato e attuato in tutti gli altri Paesi alpini, la possibilità di realizzare nuove autostrade per il transito transalpino è comunque preclusa, indipendentemente dalla decisione di ratificare o meno il protocollo in Italia.In secondo luogo, il Protocollo Trasporti è perfettamente in sintonia con il diritto e la politica comunitaria sui trasporti (competenza comunitaria), come è stato opportunamente rilevato nella proposta della Commissione Europea del 23.12.2008 approvata su iniziativa del Commissario Tajani e già avallata dal Parlamento europeo:

“La Commissione ritiene che ratificando il protocollo di attuazione della convenzione delle Alpi nell'ambito dei trasporti, la Comunità europea, oltre ad adempiere agli obblighi che le incombono in virtù del diritto internazionale, darà anche a tutte le parti contraenti un segnale politico forte circa il carattere prioritario da attribuire alla ratifica del protocollo” ; Il protocollo sui trasporti costituisce un quadro normativo fondato sui principi di precauzione, prevenzione e causalità, volto a garantire, per tutti i modi di trasporto, la mobilità sostenibile e la protezione dell'ambiente nella regione delle Alpi, secondo quanto previsto all'articolo 2 della convenzione.Le disposizioni contenute nel protocollo sui trasporti sono in linea con la politica comune dei trasporti della Comunità e rispettano pienamente la strategia "Rendere i trasporti più ecologici" adottata di recente.La ratifica del protocollo sui trasporti rafforzerebbe la cooperazione transfrontaliera con la Svizzera, il Liechtenstein e il Principato di Monaco, che non fanno parte dell'Unione europea. Ciò consentirebbe di garantire che gli obiettivi della Comunità europea siano condivisi dai partner regionali e che le iniziative in questione siano estese all'intera regione alpina.È dunque opportuno che il presente protocollo sia ratificato dalla Comunità europea”.

Terzo, il Protocollo è il risultato di un lungo e complesso negoziato al quale l’Italia ha validamente contribuito, conclusosi alla conferenza delle Alpi di Lucerna nel 2000. Tutte le questioni relative alla ricerca di un equilibrio fra tutela dell’ambiente e del paesaggio ed accessibilità/mobilità/transito sono state approfonditamente valutate da un gruppo di lavoro a cui hanno partecipato i Ministeri dei trasporti di tutti i paesi alpini.

Quarto, con il Protocollo è stato istituito, su proposta italiana, un nuovo gruppo di lavoro, che ad oggi risulta essere uno degli organi più efficaci della Convenzione delle Alpi. Da questo gruppo di lavoro è scaturita la prima Relazione sullo Stato delle Alpi su trasporti e mobilità, il documento scientifico di riferimento su scala internazionale su questo tema.

Quinto, il Protocollo trasporti va visto in modo complessivo ed alla luce delle nuove misure sia legislative che finanziarie (rispetto ad alcune infrastrutture) di derivazione comunitaria. Esso punta a rafforzare il trasferimento del trasporto su mezzi alternativi alla gomma, specialmente su rotaia (compresi i corridoi TEN), in piena coerenza con la politica comunitaria. Recentemente, la Ratifica da parte dell’Italia è stata invocata anche dal Coordinatore del “Corridoio 1” Pat Cox, in quanto faciliterebbe l’attuazione delle misure di accompagnamento volte a realizzare nei tempi previsti il tunnel di base del Brennero.Inoltre, il Protocollo trasporti va visto in un sistema di protocolli che riguardano altri settori: tutte misure pensate per accrescere, non per penalizzare, la competitività dei territori di montagna: una migliore mobilità può favorire più turismo e quindi può portare più ricchezza per i territori.

Occorre ancora ricordare che:

1. La Convenzione delle Alpi ed i suoi protocolli hanno un importanza strategica per l’Italia, dal momento che è il paese che conta il maggior numero di abitanti nell’arco alpino ed, assieme all’Austria, la superficie più estesa.

2. La ratifica da parte dell’Italia è attesa da anni ed è necessaria, non solo per rispettare gli obblighi internazionali assunti ma anche perché rafforzerebbe la posizione politica del nostro Paese nell’ambito della Convenzione, e la sua credibilità.

3. I protocolli non vanno intesi come strumenti di vincolo, ma come opportunità. La loro attuazione non fa impoverire un territorio, ma lo rende più competitivo ed in ultima istanza, più ricco.La ratifica in tempi “rapidi” di tutti i protocolli della Convenzione delle Alpi gioverebbe al nostro Paese, ed un quadro giuridico certo sarebbe di beneficio a tutte le categorie, compresa quella degli autotrasportatori.Per fare un passo avanti rispetto alla situazione di stallo in cui ci troviamo da almeno un anno a questa parte, vorrei ricordare che all’atto della ratifica anche la Francia aveva sollevato la questione degli effetti della ratifica del Protocollo trasporti e per questo motivo aveva ratificato il Protocollo ma aveva allegato allo strumento di ratifica una dichiarazione interpretativa.Una simile soluzione potrebbe benissimo essere applicata anche in Italia. Ecco quindi che mi permetto di proporre ai colleghi della maggioranza ed in particolare a quelli della Lega di ritornare sulla loro decisione e di accettare l’emendamento che presenteremo per ricomprendere il protocollo trasporti nei Protocolli di attuazione da sottoporre alla ratifica, allegando invece una proposta di “Dichiarazione interpretativa” e/o un “Ordine del giorno” unitari ad hoc.Mi spiego più chiaramente: tenuto conto che il Protocollo trasporti, nella prima parte dell’art. 11,  prevede un limite alla realizzazione dei soli nuovi assi stradali di grande comunicazione transalpini (cioè quelli che attraversano la dorsale centrale alpina da parte a parte); chiarito che questa disposizione non pregiudica, di per sé, la possibilità di realizzare assi stradali sul territorio italiano né quella di realizzare le necessarie infrastrutture stradali, considerate strategiche, come nel caso del Veneto, per mantenere la competitività del Paese, a mio parere, la questione potrebbe essere risolta allegando allo strumento di ratifica una dichiarazione interpretativa.

Una dichiarazione nella quale si espliciti che, con riferimento all’art. 11 del presente Protocollo, le disposizioni di questo articolo relative alle “strade di grande comunicazione” non sono applicabili ai progetti di vie di grande comunicazione stradale realizzati sul territorio italiano e che non attraversano la dorsale alpina centrale. Pertanto, tali disposizioni non pregiudicano la possibilità di realizzare progetti stradali di grande comunicazione sul territorio italiano, comprese le infrastrutture necessarie per lo sviluppo degli scambi commerciali con i Paesi situati a nord dell’arco alpino.

In alternativa o in aggiunta, si potrebbe proporre un ordine del giorno unitario che impegni il Governo ad adottare, nel rispetto del protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi, tutte le iniziative necessarie ad agevolare la movimentazione della merce da e per l’Italia, a realizzare le opere di viabilità intraalpine indispensabili per assicurare i collegamenti e gli scambi commerciali, sia interni, sia internazionali.

Penso che a questo punto il nostro pensiero sia chiaro e mi rivolgo ancora una volta al relatore e alla maggioranza. Nelle ultime settimane il Ministro dei Trasporti austriaco ha lasciato intendere di voler aumentare sensibilmente i pedaggi sul tratto austriaco dell’autostrada Venezia-Monaco, suscitando la giustificata preoccupazione delle aziende italiane che si occupano di autotrasporto. Un’iniziativa di questo tipo dovrebbe essere attentamente valutata e sottoposta all’attenzione dell’autorità comunitarie, e proprio la cooperazione e la ricerca di soluzioni condivise su problematiche e questioni comuni o transfrontaliere sono alla base della Convenzione delle Alpi.

Una Convenzione che prevede che le parti contraenti assicurino una politica globale per la conservazione e la protezione delle Alpi, tenendo equamente conto degli interessi di tutti i Paesi alpini delle loro Regioni e dell’Unione europea. Una Convenzione che nel preambolo del Protocollo trasporti (attualmente in vigore in Austria, Francia, Germania, Liechtenstein e Slovenia) riconosce non solo che è necessario ottimizzare l’operatività e la compatibilità transnazionale dei vari mezzi di trasporto, rafforzando le reti di trasporto all’interno e all’esterno delle Alpi, ma anche che determinati problemi possono essere risolti soltanto sul piano transfrontaliero e richiedono misure comuni agli Stati alpini.Perché non provate quindi a valutare i vantaggi che potrebbero derivare dalla ratifica della Convenzione delle Alpi con tutti i suoi protocolli, compreso quello trasporti? E’ sedendo ai tavoli e non chiamandosi fuori che si possono influenzare le regole e far valere al meglio le posizioni del nostro Paese e delle aziende italiane, è ratificando il protocollo trasporti che si possono promuovere ed attuare misure concertate, rafforzando le possibilità per l’Italia di contrastare l’adozione di misure unilaterali.

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