mercoledì, 27 luglio 2011
“Non a caso – prosegue Lulli - il Pd all’inizio della legislatura ha presentato una proposta di legge sui money transfer che rappresentano un punto sensibile della possibile congiunzione tra mercato della contraffazione e l’illegalità economica. L’auspicio è che si rafforzi il ruolo dell’Agenzia delle dogane, che si sostenga il grande lavoro fatto dalla Guardia di Finanza e che si arrivi a norme stringenti a livello europeo dove si registrano disattenzioni maggiore che nel nostro Paese. Deve anche essere sviluppata l’iniziativa a livello internazionale, a cominciare dal Wto fino all’Oil e all’Oms, per coordinare i necessari principi per sconfiggere i potentati della illegalità”.
IL TESTO DELLA MOZIONE sottoscritta anche dal'ON. Froner (1-00696)
La Camera,
premesso che:
la globalizzazione dei mercati ha portato con sé la globalizzazione della contraffazione: l'Ocse stima che siano 149 i Paesi d'origine di prodotti contraffatti, 27 dei quali della stessa area Ocse, quindi altamente industrializzati, mentre cinque Paesi sono indicati come fonte principale da cui deriva l'80 per cento delle merci contraffatte, tra cui Cina, Hong Kong e Thailandia;
i prodotti contraffatti riguardano tutti i settori: dalla pelletteria ai cosmetici, all'abbigliamento, ai giocattoli, ai beni destinati all'infanzia, all'informatica, ai medicinali, agli alimenti, fino alla pirateria audiovisiva; il fenomeno investe la maggior parte dei beni di consumo;
le aziende italiane interessate all’italian style e colpite dalla contraffazione dei propri prodotti sono sottoposte non solo al danno della concorrenza sleale, ma anche alle spese derivanti dal contenzioso e dal contrasto del fenomeno;
è grave la distorsione del mercato del lavoro: le ditte regolari che occupano manodopera regolare si vedono surclassate da attività che utilizzano il lavoro nero, quindi, molto più competitive;
la contraffazione è, pertanto, un fenomeno di dimensioni amplissime, che non è stato affatto toccato dalla crisi e che continua ad operare tranquillamente, inducendo, anzi, un peggioramento della crisi nei Paesi manifatturieri, come l'Italia, che del valore qualitativo dei propri prodotti ha fatto un marchio Paese;
l'entità di questo mercato, nel nostro Paese, sta erodendo spazi di legalità e provocando danni consistenti al sistema economico e sociale;
si tratta di un fenomeno trasversale: la contraffazione è intimamente connessa con l'evasione fiscale e contributiva, con lo sfruttamento del lavoro nero, con il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, con il riciclaggio e il reimpiego di proventi illeciti, posti in essere da organizzazioni strettamente legate agli ambienti della criminalità organizzata;
i prodotti soggetti a contraffazione non sono più soltanto beni di lusso di costo elevato, ma le più svariate merci di uso comune; la situazione economica, infatti, ha dato impulso alla domanda di prodotti a basso costo per far fronte alle difficoltà legate alla recessione;
il mercato del falso finisce per diventare più appetibile, proponendo ai consumatori prodotti dalle caratteristiche simili a quelle ufficiali ma a prezzi più bassi, cioè alla portata di molte famiglie in crisi di liquidità;
la contraffazione in Italia alimenta un giro d'affari di quasi 10 miliardi di euro l'anno e la regione Campania, con circa la metà dei prodotti sequestrati su tutto il territorio nazionale, guida con largo margine la classifica delle regioni produttrici di beni contraffatti, mentre tra le regioni più colpite si annoverano Piemonte, Calabria, Toscana e Marche;
tuttavia, una parte molto grande della contraffazione segue rotte internazionali e attraversa le Alpi – soprattutto le merci dirette lungo la dorsale adriatica – sbarcando preferibilmente ad Amburgo, a Rotterdam e altrove;
uno dei maggiori problemi che l'Italia è chiamata ad affrontare in tema di contraffazione è rappresentato dal cosiddetto Italian sounding, ossia la diffusione all'estero di prodotti che presentano nomi, loghi, colori o slogan riconducibili all'Italia;
nella seduta del 13 luglio 2010 la Camera dei deputati ha approvato il testo unificato Doc. XXII, n. 12-16-A, che ha istituito una Commissione parlamentare monocamerale di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale. La deliberazione di inchiesta parlamentare è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 20 luglio 2010;
la Commissione ha svolto numerose audizioni che hanno impegnato i rappresentanti delle principali istituzioni che si occupano di contraffazione, oltre ai rappresentanti di associazioni di categoria, esperti e giornalisti;
Dalle audizioni svolte nella sede della Commissione si deducono i seguenti dati:
a) il giro di affari dell'industria del falso è stimato fra il 2 e il 7 per cento dell'intero commercio mondiale. I dati del Censis, per quanto riguarda il nostro Paese, indicano che il mancato gettito è di 5 miliardi di euro, pari al 2,5 per cento del totale delle entrate tributarie;
b) l'industria del falso ha registrato negli ultimi anni una crescita di dimensioni esponenziali: secondo dati della Guardia di finanza, si è passati da 34 milioni di beni sequestrati nel 2003 ad oltre 110 milioni nel 2010;
c) i settori dell'alta moda, dell'abbigliamento e degli accessori si confermano i settori in cui la contraffazione e il falso del made in Italy sono sempre fortemente diffusi; nel 2010 i sequestri dei beni di consumo in Italia sono aumentati del 36 per cento rispetto al 2009 e tra questi spiccano i cosmetici, la bigiotteria, i ricambi per auto, gli accessori, la meccanica di precisione, nonché l'utensileria domestica;
d) negli ultimi tre anni si è, altresì, registrata una crescita dei prodotti pericolosi per la salute degli acquirenti e per la sicurezza pubblica, soprattutto giocattoli, prodotti per l'infanzia, prodotti per la pulizia della casa o medicinali; per questi settori i beni sottoposti a sequestro sono più che quadruplicati, da 9 milioni di pezzi ritirati nel 2008, ad oltre 40 milioni nel 2010;
e) per i prodotti alimentari gli ultimi dati, aggiornati al marzo 2010 da Federalimentare, descrivono un fenomeno che vale circa 60 miliardi di euro in termini di export, di cui 24 miliardi diretti al solo mercato nordamericano, 26 a quello europeo e oltre 10 agli altri mercati;
f) nel campo della contraffazione è sempre più forte l'ingerenza della criminalità organizzata, sia endogena sia straniera; il 47 per cento, quasi la metà dei soggetti segnalati per contraffazione all'autorità giudiziaria, e italiano;
g) per quanto riguarda gli stranieri, il 40 per cento è formato da extracomunitari; di questi, il 16-17 per cento è senegalese, l'11 per cento cinese, mentre i cittadini comunitari che si dedicano alla contraffazione costituiscono il 7-8 per cento, dato che, tuttavia, è salito al 16 per cento nel primo semestre del 2010, dando luogo a un nuovo fenomeno di espansione del trend, dovuto sia all'allargamento delle frontiere che alla crisi economica;
h) secondo l'ultimo rapporto della Commissione europea, il 64 per cento della produzione di merci contraffatte riguarda articoli che provengono dalla Cina, mentre nel bacino del Mediterraneo la fonte principale dei traffici è localizzata nell'area orientale;
i) l'89 per cento dei sequestri effettuati dalla Guardia di finanza sono stati eseguiti al di fuori degli spazi doganali; sempre più importante e pericoloso è il ricorso a internet, nuova frontiera della contraffazione e della pirateria; la Guardia di finanza ha sequestrato negli ultimi tre anni 42 siti web e oscurato, per la prima volta in Europa, un sito allocato sulla piattaforma estera in Svezia;
l) nel campo dei medicinali, se nella vendita al minuto in Italia la contraffazione è irrisoria, si calcola che circa il 50 per cento dei prodotti farmaceutici venduti via internet, soprattutto i surrogati, siano oggetto di contraffazione;
Le audizioni svolte dalla Commissione hanno, altresì, messo in luce il ruolo della criminalità organizzata, che va orientando le sue scelte verso questa forma di investimento, ed in particolare:
a) gli affari della criminalità organizzata nella contraffazione sono agevolati dalla crisi degli ultimi anni che spinge le fasce più deboli della popolazione a surrogare, mediante prodotti contraffatti, gli acquisti che non potrebbero permettersi;
b) la lotta alla contraffazione è particolarmente difficile proprio a causa della complicità delle vittime: da una larga fascia di popolazione questo fenomeno non viene percepito come un problema criminale di grande rilevanza;
c) il maggiore allarme sociale è destato dalle attività svolte dai cinesi; il grosso della produzione contraffatta, completa o di parti assemblate nel nostro Paese, avviene, infatti, in Cina, dove il costo del lavoro è minimo rispetto a quello italiano, l'utilizzazione degli impianti è molto superiore a quella italiana, le aziende sono molto più grandi, i costi dell'energia elettrica risultano essere del 30 per cento più bassi rispetto all'Italia, il cambio è favorevole ai prodotti cinesi. In Cina non esistono o sono irrisorie le tutele ambientali e sociali; i cinesi, infine, costruiscono e producono utilizzando un know how senza costi, acquisito quasi sempre per imitazione;
d) i cinesi in Italia sono concentrati in Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia, Veneto e Lombardia e per primi hanno trovato forme di connivenza con la criminalità organizzata, in particolare la camorra, per estendere le proprie attività illecite;
impegna il Governo:
a sostenere con risorse adeguate le aziende e i distretti che operano nel made in Italy, dotando le dogane italiane di strumenti tecnologici adeguati al controllo qualitativo delle merci e le forze di polizia di personale e strumenti adeguati al contrasto della vendita di prodotti contraffatti via internet;
ad adottare con urgenza ogni iniziativa, presso le competenti sedi europee, volta a conseguire:
a) azioni preventive comuni fondate sulla tracciabilità dei prodotti, tali da contrastare forme potenziali di contiguità o di sovrapposizione tra mercato legale e mercato illegale;
b) una nuova dimensione della lotta alla contraffazione, che coniughi il contrasto effettuato attraverso il controllo del territorio e dei confini europei con il problema dei traffici illeciti e dei luoghi ove in Europa si ricevono le merci;
c) l'armonizzazione della normativa comunitaria in tema di sequestri preventivi e di contraffazione in generale, fino a giungere ad attività di «euroconfisca», ovvero al reciproco riconoscimento delle decisioni relative a confische e sequestri patrimoniali in tutti i Paesi membri dell'Unione europea;
a rendere più stringenti gli obblighi degli istituti di credito, delle società finanziarie, dei professionisti riguardo alla segnalazione di operazioni sospette;
ad effettuare campagne pubbliche d'informazione per invitare i consumatori a comportamenti etici nei confronti dell'economia legale.
(1-00696)
«Lulli, Sanga, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Peluffo, Portas, Quartiani, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino, De Micheli, Merloni, Sani, Zucchi, Marco Carra».
(19 luglio 2011)
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