martedì, 7 giugno 2011

Documento Pd del Trentino - LAVORO

Il testo del documento sul LAVORO elaborato dalla Commissione (Economia e Lavoro) a cui ho preso parte in occasione della Conferenza Programmatica del Pd del Trentino svoltasi a Mattarello il 28 maggio.
Aspettiamo commenti, suggerimenti ed eventuali integrazioni!
 

Valorizzare i lavori per sostenere la crescita

La trasformazione del lavoro è ormai un tema che segna il dibattito politico, l’elaborazione teorica, l’interesse pubblico: il mondo del lavoro, in tutti i Paesi con economie sviluppate, ha progressivamente mutato aspetto ed ha assunto connotati estremamente diversi rispetto alla fase dell’industrializzazione convenzionalmente definita "fordismo". Sono molti i fattori di questa trasformazione, tra cui spiccano gli avanzamenti tecnologici, la globalizzazione dei mercati, l' accresciuta centralità delle scelte dei consumatori. Sono segni visibili del mutamento la frammentazione dei rapporti in una molteplicità di tipologie contrattuali, giustificate dalle esigenze di flessibilità del sistema produttive, ma che hanno prodotto, specialmente nel nostro Paese, nuove e preoccupanti forme di separazione tra le lavoratrici ed i lavoratori.

Quel che è certo è che il lavoro – diversamente da quanto sostenuto da diversi studiosi - non è destinato a scomparire, ma al contrario rappresenta ancora un aspetto importante nella vita delle persone, nella produzione e distribuzione del reddito e nella costruzione di un orizzonte di senso.

Il Partito Democratico nasce come soggetto politico che punta a rappresentare i lavori in tutte le loro espressioni: occupazione, qualità del lavoro, allargamento delle tutele e dei diritti sono obiettivi imprescindibili della sua iniziativa politica.

Lo spiccato dualismo che caratterizza il mercato del lavoro italiano rappresenta un’ipoteca sul futuro delle generazioni più giovani e un forte freno alla crescita economica del Paese. Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha affermato che "senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effettivi alla lunga negativi sulla produttività". In questa prima fase di uscita da una crisi che sta ancora condizionando il sistema economico, i dati dimostrano che le assunzioni crescono in modo molto debole e attraverso contratti temporanei: ciò significa che l’occupazione tende ad essere sempre più precaria e che le conseguenze della crisi stanno pesando soprattutto sui giovani.

Se la disoccupazione giovanile in Italia è al suo massimo storico, in Trentino i dati - pur confortanti rispetto al resto del Paese - lanciano segnali di forte preoccupazione.

Il tasso di occupazione - calato complessivamente nel 2010 dal 66,6% al 66,0% nella fascia d'età 15-64 anni – segna una caduta particolarmente marcata nelle coorti sotto i 30. Questo a conferma di una caratteristica del mercato del lavoro italiano che – a differenza di quanto accade in paesi come la Germania – tende a scaricare le difficoltà che sui più giovani e, tra questi, in modo ancora più drastico sulle giovani donne. Se è vero che Trentino e Alto Adige sono al primo posto nelle classifiche italiane sull’occupazione giovanile, va però sottolineato che sono intorno all’ottantesimo nel ranking europeo. Il vicino Tirolo, al contrario, è al decimo posto tra le regioni più virtuose. Questo deve sollecitarci a indirizzare i nostri sforzi verso modelli che si richiamino ai mercati del lavoro più stabili e avanzati, senza accontentarci dei primati in Italia.

Scontiamo dei deficit anche sul versante della qualità del lavoro. In Italia ed anche in Trentino è ancora insufficiente bassa la domanda di lavoro altamente qualificato ed è troppo elevato il numero di lavoratori 2

che trova occupazione in mansioni per le quali sono richieste competenze minori rispetto a quelle acquisite nel percorso di studi. Non va dimenticato che un titolo di studio elevato rappresenta ancora un’importante difesa nei confronti della disoccupazione – in un'ottica di medio periodo -, ma sono ancora troppi i giovani qualificati che stentano a trovare un’occupazione coerente con i loro percorsi formativi.

Come sostiene Tullio De Mauro, "dai Paesi più poveri ai più ricchi la crescita della scolarità e dei livelli di istruzione è stato un fattore decisivo degli incrementi di reddito. Ma i progressi non sono mai definitivi. Dobbiamo investire perché la scuola funzioni sempre meglio e affiancarle un sistema di istruzione permanente degli adulti come avviene negli altri Paesi sviluppati". Non solo: servono prima di tutto processi di orientamento che portino i giovani a indirizzare in modo efficace i loro percorso di studi, e strumenti a sostegno della transizione scuola-lavoro, in una prospettiva di efficace coordinamento tra sistema educativo, università e lavoro.

Un progetto per il lavoro impostato su queste coordinate non può prescindere da un lato da un sistema di relazioni industriali maturo fondato sull'autonomia responsabile delle parti sociali, dall’altro da uno sforzo costante - da parte della politica e delle amministrazioni pubbliche – per il coinvolgimento e la corresponsabilizzazione delle parti sociali.

Parlare di "nuova concertazione", in Trentino, significa superare una concezione di dialogo sociale che rischia di tradursi in una distribuzione di risorse non ispirata dal criterio dell'equità e dell'interesse generale. La pur sofferta riforma dell'edilizia pubblica, l'introduzione di strumenti di welfare universalistico e non categoriale come il reddito di garanzia, la revisione degli incentivi alle imprese hanno rappresentato invece passaggi importanti verso un modello in grado di confermare il valore del dialogo sociale nella costruzione di politiche attente alle fasce di popolazione meno protette dal welfare tradizionali, agli effetti perversi negli interventi di sostegno all'economia, alla sostenibilità della spesa pubblica.

Alla politica, nel campo economico, spetta innanzitutto il compito di creare il contesto e porre le giuste regole per uno sviluppo sostenibile e di qualità. I vincoli alla crescita, in una comunità che pure è stata in grado di offrire una risposta straordinaria di fronte alla crisi internazionale, sono conosciuti e oggetto di accurate riflessioni da parte delle stesse categorie economiche: scarsa propensione alle esportazioni, insufficienti investimenti privati in ricerca e sviluppo, difficoltà nelle innovazioni. Gli interventi della Giunta provinciale – che, assieme alla revisione degli incentivi, prevedono un riposizionamento della domanda pubblica verso settori innovativi, la messa in opera di infrastrutture strategiche come la banda larga, la promozione dell'imprenditoria giovanile e femminile, l'integrazione tra il sistema delle imprese e quello della ricerca – vanno assolutamente valorizzati e sostenuti nel complesso e graduale percorso di attuazione. La rigorosa valutazione degli interventi – anche con il coinvolgimento del mondo universitario – va considerata a tutti gli effetti come un elemento costitutivo di tutte le politiche pubbliche, comprese quelle a sostegno dell'economia.

Il ruolo degli attori economici, nell'autonomia del loro sistema di relazioni, è quello di individuare le modalità per ripartire i risultati della crescita. A livello nazionale, in quest'ambito, appare non più rinviabile la definizione di regole condivise in grado di riportare un po' d'ordine nel sistema di relazioni, a partire dalla definizione dei criteri di rappresentatività per la sottoscrizione degli accordi sindacali e, di conseguenza, per l'esigibilità degli stessi. A livello trentino, il Partito Democratico non può che apprezzare la capacità avuta finora dalle organizzazioni sindacali di ricercare con tenacia l'azione unitaria, aldilà delle divisioni nazionali, così come sta osservando con grande attenzione i tentativi, da parte delle rappresentanze d'impresa e dei 3

lavoratori, di instaurare forme di confronto bilaterali sulle principali questioni della nostra "piattaforma produttiva".

Analoga attenzione, sempre senza interferire nell'autonomia delle parti, va posta al possibile sviluppo della contrattazione decentrata in senso partecipativo. La competitività aziendale, in molti contesti, è anche funzione del coinvolgimento di tutti i soggetti nel miglioramento costante dell'organizzazione produttiva e rispetto alla definizione condivisa di obiettivi da raggiungere. Una diffusione in tal senso della contrattazione collettiva a livello di impresa o, laddove previsto, di territorio, può rappresentare una ulteriore opportunità per un Trentino ancora più competitivo economicamente e più coeso dal punto di vista sociale.

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