giovedì, 21 aprile 2011
L'illustrazione di Bersani, la risposta del governo e la replica di Realacci.
BERSANI, REALACCI, FRANCESCHINI, MARAN, VENTURA, VILLECCO CALIPARI, LENZI, QUARTIANI, GIACHETTI, MARIANI, LULLI, BENAMATI, BOCCI, BRAGA, BRATTI, ESPOSITO, GINOBLE, IANNUZZI, MARANTELLI, MARGIOTTA, MORASSUT, MOTTA, VIOLA, COLANINNO, FADDA, FRONER, MARCHIONI, MARTELLA, MASTROMAURO, PELUFFO, PORTAS, SANGA, SCARPETTI, VICO, ZUNINO, BINDI, BELLANOVA, BERRETTA, BOFFA, BORDO, BRANDOLINI, CAPODICASA, CARDINALE, CARELLA, CAUSI, CECCUZZI, CENNI, CODURELLI, D'ALEMA, DE BIASI, DE PASQUALE, FARINONE, FERRARI, FIANO, FIORONI, FLUVI, GATTI, GHIZZONI, GIOVANELLI, GNECCHI, GOZI, LARATTA, LO MORO, LOSACCO, LOVELLI, MADIA, MARCHI, CESARE MARINI, MATTESINI, MIGLIOLI, MIOTTO, MISIANI, MOGHERINI REBESANI, MURER, NANNICINI, NARDUCCI, PEDOTO, PES, PISTELLI, PIZZETTI, ROSSA, RUBINATO, RUGGHIA, ANTONINO RUSSO, SAMPERI, SCHIRRU, SERENI, SERVODIO, SIRAGUSA, STRIZZOLO, TENAGLIA, TIDEI, TOCCI, TOUADI, TRAPPOLINO, TULLO, VANNUCCI, VASSALLO, VELO, RIGONI, ROSSOMANDO, VERINI, MARCO CARRA, GRAZIANO, NACCARATO, BUCCHINO, GASBARRA, ZUCCHI, BOSSA, RAMPI e LUCÀ.
- Al Ministro dello sviluppo economico.
- Per sapere
- premesso che:
i prevedibili effetti perversi prodotti dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in materia di incentivi alle fonti rinnovabili, si stanno rivelando in tutta la loro gravità, generando incertezza e un drammatico arresto della crescita delle fonti rinnovabili in Italia. In particolare, gli effetti del provvedimento colpiscono mortalmente il vasto comparto produttivo legato al settore del fotovoltaico, che attualmente è uno dei settori più vitali e a più forte crescita industriale e tecnologica del Paese;
tale decreto legislativo avrebbe dovuto riformare gli incentivi in modo da centrare gli obiettivi europei, che per il nostro Paese prevedono il raggiungimento del 17 per cento di fonti rinnovabili sul consumo energetico finale al 2020 e che sono stati recepiti dal piano di azione nazionale che il Governo italiano ha inviato a Bruxelles;
in realtà il decreto legislativo, se da un lato non recepisce nessuna delle numerosissime condizioni poste nei pareri resi all'unanimità dalle commissioni competenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, dall'altro lato getta nella totale incertezza l'intero settore delle rinnovabili e ha già bloccato tutti gli investimenti in essere, disponendo l'anticipazione al 31 maggio 2011 della scadenza, inizialmente prevista al 31 dicembre 2013, del terzo conto energia sul fotovoltaico e rimandando a un decreto del Ministro interrogato, da emanarsi di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 aprile 2011, la definizione del IV conto energia, ossia degli incentivi di cui potrà usufruire il settore delle rinnovabili;
in generale, l'approvazione del decreto legislativo ha suscitato da subito un diffuso ed elevatissimo allarme in tutte le associazioni di imprenditori del settore delle rinnovabili (tra cui Anev, Aper, Anie-Gifi, Assosolare, Asso energie future) e nella stragrande maggioranza delle imprese, tanto che, nelle ore immediatamente precedenti l'approvazione del decreto legislativo, il Governo ha ricevuto decine di migliaia di e-mail di protesta; Gifi-Anie, associata a Confindustria, ha denunciato che sono a rischio 40 miliardi di euro di investimenti programmati, con conseguenti gravi effetti per l'occupazione del settore; il sistema bancario ha già annunciato la sospensione dei finanziamenti;
il settore delle rinnovabili in questo periodo di crisi economica è stato tra i pochi che, in controtendenza, ha aumentato l'occupazione. Secondo le stime di Asso energie future sono circa 120.000 coloro che direttamente o indirettamente sono occupati nel settore del fotovoltaico, mentre secondo la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa sono circa 85.000 le imprese coinvolte nel settore delle fonti rinnovabili;
il Ministro interrogato, l'8 marzo 2011, ha dichiarato che entro il 20 marzo 2011 avrebbe emanato il nuovo decreto sul IV conto energia, in maniera da chiarire e risolvere i gravi problemi di certezza giuridica aperti dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28;
la Camera dei deputati, il 16 marzo 2011, ha approvato all'unanimità una mozione a prima firma Franceschini, in cui si impegna il Governo a tener conto, nell'ambito delle norme del IV conto energia, delle indicazioni emerse dal Parlamento e della grande valenza economica del settore; in particolare il Governo è impegnato:
a) a non lasciare nell'incertezza tutto il settore delle energie rinnovabili e ad anticipare l'emanazione del decreto ministeriale di cui all'articolo 25 del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/28/CE, entro la prima decade di aprile del 2011 (termine, peraltro, già non rispettato);
b) a fare salvi gli investimenti che siano stati avviati sulla base del precedente quadro normativo di incentivazione, ristabilendo un orizzonte di certezza sull'ammontare degli incentivi di cui beneficiano le imprese e che assicurano il rimborso dei finanziamenti bancari, interpretando il riferimento «all'entrata in esercizio degli impianti», contenuto nel decreto legislativo approvato, nel senso dell'effettiva produzione di energia elettrica, anche indipendentemente dall'allaccio alla rete elettrica;
c) a prevedere che i necessari «aggiustamenti», ossia la tendenziale riduzione nel tempo degli incentivi per le fonti rinnovabili, tengano in debito conto i congrui tempi di transizione, al fine di garantire gli investimenti effettuati dalle imprese del settore;
d) a rendere ancor più trasparente l'impatto di tutte le agevolazioni dei costi dell'energia elettrica di famiglie e imprese;
e) a determinare gli incentivi previsti in modo tale da armonizzarli con il livello di incentivazione adottato nei principali Paesi dell'Unione europea;
f) ad assumere iniziative per definire un sistema di incentivazione che garantisca nel nostro Paese una prospettiva di crescita di lungo termine per il settore fotovoltaico, che consenta un maggior radicamento nell'economia reale e favorisca le ricadute positive sul sistema produttivo nazionale;
g) nella rideterminazione del sistema di incentivi per il fotovoltaico, a tenere in considerazione, oltre alla loro sostenibilità, gli investimenti già effettuati per la realizzazione di impianti fotovoltaici, l'esigenza di accrescere l'efficienza energetica nell'edilizia e l'opportunità di prevedere meccanismi di adeguamento del livello dell'incentivo alle dinamiche dei costi delle tecnologie e degli impianti e a prevedere, altresì, una modulazione in riduzione degli incentivi, secondo la maggiore potenza degli impianti;
h) nell'ambito della quantificazione delle tariffe incentivanti, a favorire la realizzazione di impianti integrati su edifici e manufatti, salvaguardando il territorio agricolo dalle speculazioni;
i) nella definizione dei nuovi incentivi, a mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili, con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid party in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili;
l) a favorire, nell'ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l'utilizzo di materie prime provenienti dal territorio, nonché, nella rimodulazione degli incentivi, a favorire gli investimenti degli enti pubblici e la produzione destinata all'autoconsumo;
m) a sostenere la ricerca e lo sviluppo dei processi di industrializzazione delle nuove tecnologie del settore fotovoltaico;
n) per quanto riguarda le fonti tradizionali, ad assumere iniziative per porre definitivamente fine al sistema di incentivazione tariffaria, noto come CIP6, di cui alla delibera del Comitato interministeriale prezzi n. 6 del 29 aprile 1992;
o) ad adottare misure che responsabilizzino il Gestore della rete elettrica, al fine di assicurare tempi contenuti e certi per l'allaccio alla rete elettrica;
p) a valutare l'opportunità, in prospettiva, di ridurre la soglia di potenza degli impianti, oltre la quale può essere adottato il sistema delle aste a ribasso, fissata dal decreto legislativo in 5 megawatt, ai fini di uno sviluppo del settore basato su meccanismi reali di mercato;
lo scopo di tale mozione è di evitare che il Governo proceda di nuovo a varare norme su una materia così importante per il futuro del Paese, ignorando gli indirizzi proposti dal Parlamento;
dopo le imprese del settore, le banche e il Parlamento, il «decreto rinnovabili» preoccupa anche la Commissione europea, che, attraverso il Commissario per l'energia, Guenther Oettinger, ha scritto un'allarmata lettera al Ministro interrogato, in cui afferma che «le modifiche alla disciplina degli incentivi per le rinnovabili che compromettono direttamente o indirettamente investimenti in corso sollevano serie preoccupazioni tra gli investitori, sia nazionali che internazionali. Le conseguenze di tali modifiche sugli investimenti nel settore europeo delle rinnovabili destano la mia preoccupazione»;
il Commissario europeo avverte che «l'Italia è tenuta a raggiungere la quota del 17 per cento dei consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili entro l'anno 2020. (...) Risulta perciò fondamentale che il Governo italiano crei quanto prima un quadro interno d'incentivazione chiaro, stabile e prevedibile per garantire lo sviluppo delle rinnovabili, senza correre il rischio che i necessari investimenti privati siano rimandati e diventino più costosi, ostacolando cosi il raggiungimento del suddetto obiettivo»;
sempre secondo il Commissario europeo, «le modifiche che alterano il ritorno finanziario dei progetti esistenti rischiano di violare principi generali di diritto nazionale e comunitario, ma soprattutto di compromettere la stabilità degli investimenti nel settore, con possibili ripercussioni sulla ripresa economica»; con tali affermazioni il Commissario europeo conferma che il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, e il IV conto energia sono retroattivi, con il rischio di mettere in ginocchio un settore economico e sociale importante -:
quando il Governo intenda assumere le necessarie iniziative volte ad emanare il provvedimento correttivo, adeguandosi pienamente agli indirizzi proposti a più riprese dal Parlamento.
(3-01604)
L'ILLUSTRAZIONE DI BERSANI
PRESIDENTE. L'onorevole Bersani ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01604, concernente tempi di adozione del provvedimento correttivo del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in materia di incentivi per l'energia prodotta da fonti rinnovabili (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
PIER LUIGI BERSANI. Signor Presidente, signor Ministro, sono qui a denunciare un fatto gravissimo. Mentre il Governo, per paura del referendum, scappa via dalle sue stesse decisioni sull'impossibile, improbabile e impresentabile piano nucleare, contemporaneamente strema, distrugge e annichilisce il settore delle fonti rinnovabili, una politica che noi inaugurammo, una politica positiva. Tutti sanno che il sistema degli incentivi per le fonti rinnovabili andrebbe via via sagomato, ridotto, bilanciato e gli andrebbe fatta la manutenzione, quindi, non spiegateci questo; sappiamo che se non si fa questo entra di tutto, ma il Governo ha dormito per tre anni, poi si è svegliato e ha bloccato tutto. Oltre centomila posti di lavoro, quasi tutti di giovani, sono a rischio; volete dirci precisamente e urgentemente cosa volete fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?
PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.
LA RISPOSTA DEL GOVERNO
ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole Bersani, anche in questo caso, do lettura degli elementi di risposta forniti dal Ministero dello sviluppo economico al quale è rivolta l'interrogazione del suo gruppo.
Il decreto per regolare i nuovi incentivi per l'energia fotovoltaica è stato trasmesso alla Conferenza unificata e da ieri è oggetto di confronto tecnico con le regioni. La seduta è prevista per oggi. Il nuovo decreto ha conciliato gli obiettivi di crescita del settore fotovoltaico con le esigenze di razionalizzare i costi dell'incentivazione. I temi principali della nuova disciplina sono stati oggetto, nelle scorse settimane, di un confronto tecnico approfondito e di un dialogo costruttivo con le associazioni di categoria più rappresentative del settore. L'obiettivo infatti è disegnare un sistema più razionale in grado di seguire la dinamica di sviluppo del settore nel lungo termine e con elementi di autoregolazione trasparente. Questo consente di aumentare l'obbiettivo della potenza incentivabile a circa 23 mila megawatt, da qui alla fine del 2016, e di puntare, alla fine di quell'anno, alla grid parity, che indica il momento in cui la valorizzazione del chilowattora fotovoltaico sarà pari al prezzo di mercato, uscendo fuori dalla necessità di un incentivo pubblico.
La crescita del settore alle dimensioni indicate potrà portare a una previsione indicativa di spesa annua accumulata, da raggiungere da qui al 2016, compresa fra 6 e 7 miliardi di euro, non ci saranno però tetti vincolanti e indiscriminati ma al contrario misure in grado di frenare la corsa ai grandi impianti sui terreni agricoli e al tempo stesso di privilegiare le installazioni più efficienti e più rispettose dell'ambiente e del paesaggio, più legate ai consumi domestici e delle piccole e medie imprese. Il cosiddetto modello tedesco entrerà in vigore dal 2013 per dare modo al sistema di prepararsi e concludere gli investimenti in corso.
Quando sarà operativo, l'andamento della tariffa sarà governato dallo sviluppo del settore stesso. Prima del 2013 vi sarà un periodo transitorio differenziato per grandi impianti e piccoli impianti. I grandi impianti, il cui forte aumento è stato in buona parte alla base della crescita dei Pag. 8costi registrata nell'ultimo periodo, saranno incentivati entro un valore di spesa massima (circa 400 milioni di euro ad anno) corrispondenti a 1.350 megawatt per il 2011 e 1.750 megawatt per il 2012, fissate in relazione ai dati forniti da Terna e dalle imprese di distribuzione secondo l'ordine di conclusione dei lavori e di entrate in esercizio.
Invece, tutti gli impianti fino a 200 kilowatt su edifici, gli impianti a 200 kilowatt anche a terra, purché connessi all'autoconsumo, e tutti gli impianti su edifici realizzati da amministrazioni pubbliche, avranno accesso libero agli incentivi solo con la normale riduzione tariffaria prevista nel decreto. Ciò consente di orientare lo sviluppo del settore verso installazioni più promettenti ed efficienti, con la maggiore ricaduta sul settore produttivo delle piccole e medie imprese, oltre che sulle famiglie.
In conclusione, diversamente da quanto temuto dal commissario Oettinger il provvedimento delinea una strategia di ampio respiro, essendo in grado di sostenere lo sviluppo del settore, triplicando il contributo originariamente previsto di questa tecnologia per il raggiungimento dell'obiettivo del 17 per cento (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Iniziativa Responsabile).
PRESIDENTE. L'onorevole Realacci, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
LA REPLICA DI REALACCI
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, signor Ministro, le do una notizia: le regioni hanno chiesto di cambiare radicalmente il provvedimento e di non adottarlo così com'è, e tutte le organizzazioni imprenditoriali del settore hanno detto che la proposta che è stata fatta porta questo settore alla rovina. Vi sono state speculazioni ed abusi: è compito dello Stato e del Governo contrastarle. Se per questo servono nuove regole siamo d'accordo, ma non si getta via il bambino con l'acqua sporca e per questo oggi manifestano assieme, a Roma, lavoratori, imprenditori e popolo delle rinnovabili, perché, come ricordava Bersani, vi sono 100 mila posti di lavoro a rischio.
Spero che il Ministro Romani abbia compreso il grave danno che ha prodotto con il suo decreto, ignorando del tutto, peraltro, la volontà del Parlamento, facendo il contrario di quello che fanno grandi Paesi manifatturieri come la Germania. A maggior ragione, ora che è stata abbandonata la scelta nucleare, che era vecchia, pericolosa, costosa e sbagliata già prima di Fukushima, è necessario investire sull'innovazione, sulla ricerca, sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili.
Oggi lavorano in questo settore 85 mila imprese, spesso giovani e innovative, spesso formate da giovani. Senza le rinnovabili e senza la riqualificazione edilizia legata al risparmio energetico e al credito di imposta del 55 per cento - che voi volevate abolire - l'economia del nostro Paese avrebbe avuto nel 2010 una crescita negativa. Abbiamo bisogno oggi di una politica industriale che punti ancora di più su questi settori e rafforzi - il contrario di quello che voi volete fare - una filiera nazionale che è già in campo.
Il provvedimento del Governo ignora ancora una volta le indicazioni del Parlamento. Cambiate! Se vogliamo andare verso un'Italia più avanzata, innovativa e più pulita, ci stiamo, lavoreremo assieme, altrimenti lo faremo noi, da soli, perché l'Italia merita di meglio (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!
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