mercoledì, 6 aprile 2011
Interrogazione a risposta orale 3-00624
presentata da
LAURA FRONER
martedì 28 luglio 2009, seduta n.210
FRONER e VELO. -
Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:
al termine di un processo durato 24 giorni, il 15 giugno 2000 una giuria popolare della Dade County di Miami ha ritenuto colpevole di omicidio il trentino Enrico Forti, condannandolo all'ergastolo, «per aver personalmente e/o con altra persona o persone allo Stato ancora ignote, agendo come istigatore e in compartecipazione, ciascuno per la propria condotta partecipata, e/o in esecuzione di un comune progetto delittuoso, provocato, dolosamente e preordinatamene, la morte di Date Pike»;
da quasi dieci anni Enrico Forti, (padre di tre bambini), è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza sito nelle paludi delle Everglades, a Miami in Florida;
la sentenza di condanna ha lasciato molti dubbi e perplessità e pare basata su flebili e confuse prove circostanziali. A seguito di attente verifiche e valutazioni sulla fondatezza di queste «prove circostanziali», si è rafforzato il sospetto, se non la certezza, che i fatti siano andati in modo completamente diverso da come sono stati presentati dall'accusa;
a seguito della condanna di Enrico Forti è incominciata una forte azione popolare per sostenere la richiesta di aprire un nuovo processo, alla luce delle nuove prove che lo scagionerebbero. Anche a Trento, città natale di Forti, è sorto un comitato per sostenere la riapertura del processo e sono stati raccolti dei fondi per garantire il sostegno di validi avvocati;
tutte le istanze di riapertura del processo sono state finora rigettate. Recentemente è stato presentato dai legali di Enrico Forti un ricorso alla Corte federale come estrema possibilità per riaprire il caso e portare i molti elementi a discarico emersi in questi anni, utili a dimostrare la sua estraneità al delitto;
a giudizio dell'interrogante, in un caso come questo l'intervento del Governo italiano può contribuire a determinare una decisione positiva -:
se il Governo intenda attivarsi con le opportune iniziative diplomatiche presso le autorità degli Stati Uniti d'America, a tutela di Enrico Forti in modo tale da far sì che la posizione processuale del nostro concittadino possa essere riconsiderata.
(3-00624)
Svolgimento di interrogazioni (ore 11,06).
(Iniziative diplomatiche in relazione alla vicenda di Enrico Forti, detenuto in un carcere di massima sicurezza in Florida - n. 3-00624)
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Alfredo Mantica, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Froner e Velo n. 3-00624, concernente iniziative diplomatiche in relazione alla vicenda di Enrico Forti, detenuto in un carcere di massima sicurezza in Florida (Vedi l'allegato A - Interrogazioni).
ALFREDO MANTICA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anche qui si tratta di una vicenda nota, in quanto riguarda un nostro connazionale, il signor Enrico Forti, che il 15 giugno del 2000 è stato condannato all'ergastolo a Miami, nello Stato della Florida, per avere personalmente, così dice la sentenza, con altre persone allo stato ancora ignote, agito come istigatore in compartecipazione, ciascuno con la propria condotta principale, in esecuzione di un comune progetto delittuoso, provocando dolosamente e preordinatamente la morte di un certo signor Dale Pike.
Da quasi dieci anni questo signore, quindi, è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Miami, in Florida. Sulla condanna sono stati avanzati soprattutto da parte del condannato, ma anche da parte di alcuni esperti americani, molti dubbi e perplessità, perché basata su flebili e confuse prove.
In realtà devo dire che il Ministero degli esteri, ha seguito con attenzione, attraverso l'Ambasciata d'Italia a Washington e il Consolato generale a Miami, fin dall'inizio, questo caso, fornendogli tra l'altro assistenza durante tutto il lungo iter processuale, tenendosi in stretto contatto con i suoi familiari e legali e spesso intervenendo presso le competenti autorità statunitensi, sia statali che federali.
I ripetuti ricorsi presentati dal signor Forti all'autorità giudiziaria della Florida (il reato che gli è stato attribuito è infatti di competenza statale e non federale) per ottenere la revisione del giudizio non mai sono stati accolti. I suoi legali americani, nel marzo 2009, alla fine hanno presentato al tribunale distrettuale federale, di livello superiore a quello statale, un ricorso per habeas corpus, procedimento invocabile solo quando siano stati esperiti tutti i mezzi d'impugnazione in sede statale. Tale ricorso è stato però respinto il 14 aprile 2010 dal tribunale federale di Miami, che ha confermato la precedente decisione del 7 agosto 2009 di non ricevere il ricorso in quanto presentato dopo la scadenza dei termini di legge. Inoltre, nel luglio 2010, il tribunale ha negato il rilascio del certificato previsto per violazione dei diritti costituzionali del condannato, ritenendo che, nel caso del connazionale, tale violazione non si sia verificata.
Il signor Forti ha recentemente manifestato l'intenzione di chiedere di scontare il resto della pena in Italia, ai sensi della Convenzione di Strasburgo del 1983 sul trasferimento delle persone condannate. L'eventuale trasferimento in Italia del Signor Forti è in prima istanza subordinato al parere del Governatore dello Stato della Florida.
Il reato per il quale il connazionale è stato condannato rientra, infatti, nella competenza statale tanto in fase di giudizio quanto in fase di esecuzione della pena.
Va peraltro sottolineato che un eventuale parere favorevole del Governatore non è di per sé sufficiente per disporre il trasferimento, essendo questo subordinato ad ulteriori decisioni a livello federale e al previo recepimento in Italia della sentenza americana.
Il Consolato generale di Miami ha inviato all'interessato, ai suoi familiari e agli avvocati in Italia e negli Stati Uniti le copie, ottenute dal Dipartimento di giustizia Pag. 8dello Stato della Florida, di tutto quanto necessario per chiedere il trasferimento.
Sotto il profilo dell'assistenza consolare, si segnala che il Consolato generale ha effettuato frequenti visite in carcere al fine di monitorare le condizioni di salute e detenzione del signor Forti. Lo scorso settembre quest'ultimo ha informato di soffrire di ernia inguinale. Il Consolato generale di Miami si è allora attivato presso le autorità carcerarie affinché potesse essere curato con una terapia adeguata, sia prima che dopo un intervento chirurgico, e ha sempre tenuto i familiari informati. Recentemente i parenti del signor Forti, al rientro in carcere del nipote dopo l'operazione, hanno espresso ufficialmente un ringraziamento alle strutture consolari e all'ambasciata per gli interventi svolti presso la direzione del penitenziario.
Al connazionale è consentito frequentemente di mettersi in contatto e di ricevere visite dei familiari residenti in Italia e, anzi, per facilitare questi incontri, nella primavera del 2010 il Consolato generale a Miami è intervenuto presso l'amministrazione penitenziaria della Florida affinché il signor Forti fosse trasferito nel carcere di Florida City, che è a circa un'ora da Miami, anziché in quello inizialmente previsto, di Tampa, ad oltre 300 chilometri dalla città. La permanenza del signor Forti nelle vicinanze di Miami consentirà al personale della sede e ai familiari provenienti dall'Italia di effettuare più agevolmente le visite in carcere.
Il Ministero degli esteri, in raccordo con le competenti rappresentanze diplomatico-consolari negli Stati Uniti e in stretto contatto con i familiari e i legali del signor Forti, continuerà a seguire con la necessaria attenzione la vicenda, pur nel pieno rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia dell'operato della magistratura statunitense, augurandosi che possa al più presto avvenire il trasferimento del signor Forti per finire di scontare la pena nelle nostre carceri.
PRESIDENTE. L'onorevole Froner ha facoltà di replicare.
LAURA FRONER. Signor Presidente, nella mia replica mi dichiaro solo parzialmente soddisfatta della risposta. Ringrazio, comunque, il sottosegretario Mantica per la sua risposta esauriente, da un certo punto di vista, e soprattutto mi congratulo anch'io con le strutture consolari e con l'ambasciata per quanto stanno facendo e per quanto hanno fatto, soprattutto in riferimento all'episodio citato anche dal sottosegretario, che si riferisce all'ernia inguinale di cui è stato operato recentemente il signor Forti, che però lo aveva visto penare per dieci mesi prima di avere l'opportunità di affrontare un'operazione chirurgica, a testimonianza anche di quanto possano essere severe le pene che un ergastolano si trova a soffrire in un carcere americano.
In questo caso devo dire che la mia parziale insoddisfazione è dovuta principalmente al fatto che mi aspettavo ci potesse essere qualche buona nuova soprattutto per quanto riguarda la possibilità di riconsiderare la posizione processuale del nostro concittadino. Dico «nostro» perché, oltretutto, il signor Forti è originario di Trento, la provincia dalla quale provengo anch'io.
Spesso è stato richiesto di rivedere tale posizione processuale, ma un tale percorso non sembra possa essere ancora praticabile, e devo dire che, a distanza di circa dodici anni, tale situazione diventa sempre più pesante per il signor Forti ma anche per tutti quelli che lo circondano, in particolare i suoi familiari.
Come diceva giustamente il sottosegretario, il verdetto è stato espresso sulla base di prove molto confuse e, si può dire, quasi aleatorie, più che altro si è trattato di indizi.
Non sono avvocato per cui non mi addentro nel merito della questione, ma sicuramente l'esito di questo processo ha sollevato molti dubbi.
Il fatto inoltre che non si possa rivedere quanto è stato stabilito allora, a distanza di quasi dodici anni, è veramente inaccettabile. Spero, comunque, anche a nome di tutti coloro che lo sostengono e lo seguono (e si sono dati da fare in tutti questi anni, Pag. 9e lo fanno ancora per sostenere la sua giusta causa), che si possa quanto meno arrivare a soddisfare la richiesta espressa dall'interessato di scontare il resto della pena in Italia. Quindi, auspico che il Governatore della Florida possa accogliere con parere positivo quanto richiesto dall'interessato e dai suoi avvocati e che, grazie anche all'azione sempre solerte del nostro consolato e dall'ambasciata, ci possa essere quanto prima la possibilità per questa persona di fare rientro nel suo Paese e di poter avere quindi la vicinanza ancora più concreta di tutte le persone che lo hanno attorniato in questi lunghi anni.
È sicuramente delicata la situazione in cui si trova, tanto più se pensiamo che fino adesso si è sempre rifiutato di ricorrere ad altri strumenti proprio perché non accetta di essere definito colpevole. soprattutto di fronte alla sua famiglia e ai suoi i figli che non ha la possibilità di vedere già da quasi 12 anni.
Quindi penso che proprio nello spirito di solidarietà - come è giusto che sia - si dovrebbe fare di tutto per accogliere la sua istanza, in modo particolare per sostenerlo durante questo periodo che ancora, probabilmente, dovrà trascorrere prima di avere un accoglimento favorevole delle proprie istanze.
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