venerdì, 1 aprile 2011
di Laura Froner
Dal punto di vista parlamentare è stata una settimana importante. Il progetto era chiaro: l’obiettivo era quello di far approvare l'ennesima legge salva-premier puntando i riflettori mediatici solo sull'emergenza di Lampedusa e sull’intervento salvifico del premier e poi di mettere le mani senza dare troppo nell'occhio sulle scadenze imminenti: i processi, in modo particolare il processo Mills. Berlusconi aveva preparato con cura il solito show, compreso l’acquisto di una casa (aveva fatto la stessa cosa dopo il terremoto in Abruzzo), le rassicurazioni sul superamento dei problemi in tre giorni, fino al punto da promettere la creazione di Casinò, campi da golf, scuole, perfino ripittura delle case sullo stile di Portofino.
Lo show aveva lo scopo di rimettere Berlusconi in sintonia con la pancia del proprio elettorato e nello stesso tempo di coprire mediaticamente il blitz alla Camera per salvare il presidente dai processi.
Mentre i media sono monopolizzati dal messia giunto nell'isola, infatti, Angelino ed i suoi si occupano della stretegia parlamentare: in aula c'è da discutere di piccoli comuni, della legge comunitaria (con dentro un emendamento su responsabilità magistrati), poi la legge sul cosiddetto processo breve: arrivano tutti i parlamentari, i ministri, forse anche qualche fantasma e chiedono di votare l'inversione dell'ordine del giorno.
Noi ci opponiamo in ogni modo, ma loro hanno i numeri e a proposta passa. Prendiamo tempo, ci attrezziamo per la battaglia, e alle 18.00 partecipo al sit in di protesta del PD davanti a Montecitorio.
I manifestanti di fronte a Montecitorio sono stati lasciati avvicinare al portone principale della Camera, fatto davvero singolare (di solito la polizia non lascia oltrepassare lo sbarramento delle transenne). Il presidente del gruppo parlamentare democratico, Dario Franceschini, ne ha chiesto pubblicamente conto alle forze dell’ordine. Ignazio La Russa, ministro della Difesa, è uscito ostentatamente nel momento di maggior pressione della folla. Lo stesso hanno fatto Daniela Santanché e il leghista Gianluca Bonanno. E sono stati accolti con polemiche e lancio di monetine.
La Russa è rientrato in aula per fare a sua volta uno show sui manifestanti e il centrosinistra, ma non è riuscito a controllarsi, ha urlato, inveito, ha perfino mandato a quel paese il presidente Gianfranco Fini e ci ha sottilmente accusato di essere complici delle "violenza". Un autogol.
La seduta della Camera è stata sospesa.
Tg e quotidiani sono pieni di articoli e servizi sulle proteste contro Berlusconi e sullo spettacolo indecente offerto da un ministro in aula. Il viaggio di Berlusconi a Lampedusa è stato capito per quello che era. E il governo ha continuato anche a perdere pezzi, perché il sottosegretario Mantovano si è dimesso in polemica con la gestione dell’emergenza immigrazione.
Ma l’episodio più triste, una delle scene più ignobili a cui ho assistito in questi anni di esperienza parlamentare sono stati gli insulti rivolti alla deputata disabile Ileana Argentin: durante l'intervento di Italo Bocchino aveva chiesto all'operatore che l'accompagna (svolgendo le mansioni fisiche che non è in grado di compiere da sola) di applaudire per lei. E lei ha denunciato, con grande coraggio, che le si era appena avvicinato un collega - Osvaldo Napoli - per dire al suo operatore che non deve permettersi di applaudire. Nel corso della denuncia di questo comportamento, il leghista Polledri ha urlato: "Falla stare zitta quell'handicappata del c**o".
Il clima si ripete la mattina successiva, quando, alla lettura del resoconto di ieri, le opposizioni chiedono di inserire il comportamento del ministro la Russa, ed anche una cosa apparentemente banale come il resoconto viene bocciata.
Nuovo caos, ennesima aggressione verso Fini, nonostante che i Ministri fossero arrivati di corsa dopo aver sospeso il consiglio dei Ministri.E' chiaro che sono nei guai, e quanto il capo ha ordinato sembra saltare. Sono allo sbando, loro chiedono il rinvio a martedì perchè non possono tenere tutto il governo inchiodato lì, noi proponiamo il rinvio in commissione.
Passa il rinvio e si comincia a discutere sull'ordine del giorno di martedi...ed è di nuovo caos. L'aula alle 17 è sospesa: è la resa.
Il blitz del governo è fallito miseramente. Con l’iniziativa parlamentare e la mobilitazione dei nostri militanti e simpatizzanti, il pd ha battuto la maggioranza: la discussione sul processo breve, dopo la bagarre dentro e fuori l'Aula di Montecitorio, è stata rimandata al prossimo 5 aprile.
E' una nuova sconfitta per il governo Berlusconi. Da queste due frenetiche giornate parlamentari il segnale politico più marcato sta nel fatto che le opposizioni sono riuscite ad evitare lo “strappo” progettato da Berlusconi. Il segretario del PD, Pier Luigi Bersani ha sollecitato di nuovo le opposizioni a fare fronte: “è un anno che dico che Berlusconi porterà a uno strappo istituzionale, politico e sociale, per questo chiedo all'opposizione unità e tenuta. Abbiamo più fisico di lui e dobbiamo resistere un giorno di più”.
Quello che non possiamo fare è abbandonare il parlamento come qualcuno ci chiedeva (se lo avessimo fatto il processo breve sarebbe già legge): le istituzioni non si lasciano, nemmeno quando si perde, e soprattutto non le si lascia nelle mani di un governo che dà la priorità solo ai problemi processuali del loro capo.
E' una corsa contro il tempo, forse martedì ce la faranno, ma noi saremo lì, come oggi, come ieri, con i nostri sostenitori fuori a farci sentie che non siamo soli.
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