martedì, 14 dicembre 2010
14 dicembre - "Quanto era stonato l'Inno di Mameli in aula mentre il Paese soffre"

Di Laura Froner
DIARIO di una BRUTTA PAGINA di POLITICA ITALIANA
La seduta inizia alle 10.30 con le dichiarazioni di voto cui seguono le votazioni ad appello nominale. La situazione stamattina sembra ancora incerta anche se i più danno la maggioranza di Berlusconi in vantaggio per un paio di voti.
Qualche deputato indeciso si dice fosse stato convinto all'ultimo momento a votare come il PdL e la Lega.
Tra i primi interventi vi è quello di Di Pietro che alza subito i toni ed attacca Berlusconi con il risultato di farlo uscire dall'aula assieme a buona parte dei deputati della destra. Segue Casini che fa rientrare il Berlusconi tra gli applausi dei suoi e si rivolge ancora una volta al Presidente invitandolo a fare un passo indietro prima del voto per consentire un'operazione di allargamento della maggioranza. E' un discorso meno inciso del solito, forse per non tagliare i ponti e lasciare spazio ad eventuali richieste d'intesa. Nel frattempo entrano in aula le colleghe Mogherini e Buongiorno (almeno loro in "dolce" attesa!). Prosegue Bocchino, con un intervento teso e durissimo verso Berlusconi e toni da psicodramma. La frattura tra i finiani e il Presidente del Consiglio sembra ormai insanabile. Moffa, una delle "colombe" di FLI, non si vede in aula. Poi c'è la Lega: Reguzzoni non alza di molto il livello dei discorsi, accusa FLI di trascinare il Paese nel pantano e ricorda a Berlusconi la coerenza e la fedeltà del suo partito. Segue l'intervento di Bersani che seppur iniziando con una certa ironia offre all'aula una riflessione di ampio respiro sulla situazione economica e sociale italiana. Sottolinea il fallimento di questo Governo assieme al tramonto dell'era Berlusconi, suscitando una certa insofferenza nei deputati della destra posti di fronte ai problemi irrisolti nel Paese, e prospetta la necessità di un futuro diverso. L'ultimo intervento dei capigruppo è di Cicchitto che usa toni di propaganda e molto risentiti verso tutta l'opposizione, compresi gli ex amici finiani. E si arriva finalmente al voto. Massima attenzione da parte di tutto l'emiciclo soprattutto quando ad essere chiamati sono gli "indecisi". Qualcuno aspetta di votare alla seconda chiama per vedere come si sono espressi gli altri, qualche altro non si presenta. Quando inaspettatamente arriva la finiana Polidori e vota a favore di Berlusconi nella parte della destra si scatena una rissa che costringe il Presidente della Camera ad interrompere per qualche minuto le operazioni di voto.
L'esito delle votazioni vede 311 voti favorevoli alla mozione di sfiducia e 314 contrari. A questo risultato hanno contribuito in modo fondamentale soprattutto i voti contrari di due deputati provenienti dall'IdV (Scilipoti e Razzi), di due eletti inizialmente nel PD e poi fuoriusciti (Cesari e Calearo), e la defezione dalle indicazioni del capogruppo di due deputate finiane (Siliquini e Polidori). Vanno citati gli esempi in positivo della presenza al voto delle tre deputate in avanzato stato di gravidanza (per la nostra Mogherini la data del parto era prevista in questi giorni!) e del collega del PD, rientrato appositamente dall'Australia nonostante i problemi di salute.
Il quarto Governo Berlusconi rimane in piedi (per ora!) grazie ad una forte "opera di convincimento", ma non offre alcuna garanzia di stabilità, a meno che non riesca ad allargare la base della sua maggioranza.
Purtroppo oltre ai numeri esigui non sta affrontando in modo adeguato i problemi degli italiani che rischiano di peggiorare giorno dopo giorno, soprattutto dal punto di vista sociale. Il problema politico rimane aperto e l'atteggiamento trionfante della destra che alla proclamazione dei risultati sventola la bandiera italiana e intona l'Inno nazionale in Aula risuona quanto mai "stonato" e irriverente nei confronti della seria situazione in cui versa il nostro Paese.
All'esterno della Camera la città di Roma è sotto assedio e non sono mancati purtroppo gli incidenti tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Non ci sono giustificazioni per le azioni di violenza ma è evidente che ciascuno di noi deve fare la sua parte per riportare lo "scontro" al "confronto", a stemperare i toni e ad invitare al dialogo, a tutti i livelli e in tutti i campi.
Argomenti:In Parlamento, Politica nazionale