giovedì, 25 novembre 2010
Il lavoro, affermazione della dignità umana, è stato declassato ad una banale voce di costo, non più fattore produttivo ma macchinario obsoleto. Dalla Fiat di Termini Imerese alla Omsa di Faenza, dalla Vinyls dell’Asinara alla BAT di Lecce.
Donne e uomini condannati a vivere appesi al sottile filo della speranza, ma ciò che è ancora più grave è che i nostri giovani restano parcheggiati nel nulla, in attesa che giunga il loro turno di appendersi a quello stesso filo.
Stiamo costruendo una società in cui l’essere umano e la natura in cui vive vengono quotidianamente sacrificati sull’altare del profitto. Dalla sua nascita, alla sua istruzione, alla sua vita ed alla sua morte, l’esistenza umana viene quantificata, e parametrata su disumani indicatori di profitto.
Non è questa la società che vogliamo, e dobbiamo avere il coraggio di dirlo con grande forza e con la massima chiarezza, soprattutto alle nuove generazioni. È per questo motivo che scenderemo in piazza il 27 novembre al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici della CGIL.Maggio 2012 | ||||||
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