lunedì, 20 settembre 2010

Al festival della Sicurezza sul Lavoro Laura Froner e Antonio Boccuzzi ricordano la tragedia annunciata all'acciaieria Thyssenkrupp.
«Il dato riguardante la provincia di Trento per le morti sul lavoro è in controtendenza rispetto a quello nazionale: 10 i casi registrati nel 2008 saliti a 17 nel 2009, che si traduce nel 58% in più rispetto allo scorso anno. Il dato nazionale si assesta su un meno 6,1%». Nel corso della prima giornata del Festivai nazionale della Sicurezza sul lavoro a Pergine, organizzato dall`associazione di promozione sociale «Elmo», il direttore provinciale dell`Inail Fabio Lo Faro commenta cosi la statistica che conferisce la maglia nera al Trentino per la sicurezza sul lavoro: «Quando a morire è un marito o un figlio, oltre al dolore che viene dal lutto, si assiste ad una drammatico sconvolgimento dell`assetto economico della famiglia». A quale settore economico appartengono questi lavoratori? «All`agricoltura-risponde Lo Faro -. Sono tragedie che riguardano principalmente gli agricoltori definiti "di seconda", coloro che vanno in campagna nel dopolavoro. E il maggior numero di incidenti mortali accade alla guida dei trattori». Persone che forse non troviamo tra il pubblico interessato alle moltissime tematiche trattate dal festival: «Forse qui non ci sono. Manca in questo caso specifico la cultura della prevenzione, la formazione necessaria per lavorare in sicurezza». Un`azienda che nasce dall`agricoltura è la Cooperativa di Sant`Orsola (nel 2009 51,5 milioni di fatturato; 250 dipendenti tra italiani e stranieri) che ha elaborato nell`ultimo biennio il «Progetto infortuni zero». «Il buon esempio che nasce dall`esperienza. Non abbiamo mai registrato infortuni gravi ma quelli che abbiamo avuto hanno evidenziato che il problema della sicurezza dei nostri lavoratori meritava maggiore attenzione - racconta cosi Michele Scrinzi, direttore generale della cooperativa-. Il nostro progetto ha coinvolto tutto il nostro organigramma in cui è stata inserita anche la figura dei responsabile del servizio Protezione e Prevenzione supportata da un ufficio sicurezza con due addetti e una segreteria. Puntiamo, per conseguire il nostro obiettivo ambizioso, primariamente sullo sviluppo della mentalità della sicurezza, a partire dai vertici aziendali, con il coinvolgimento di tutti i nostri associati (1.200 le aziende agricole in cooperativa) e delle parti sociali. Crediamo che per raggiungere il risultato dobbiamo riferirci con oggettività alla situazione in cui è oggi la nostra cooperativa e solo attraverso la fattiva collaborazione dei nostri responsabili di reparto fino ai preposti quanto, dal nostro obiettivo, siamo lontani». Il messaggio che arriva dal festival, evento di respiro nazionale che ha ricevuto l`adesione della presidenza della repubblica, sta nelle parole del presidente dell`associazione «Elmo», Daniele Lazzeri: «Non ci arrendiamo di fronte alla piaga delle morti bianche e degli infortuni sul lavoro. Né riteniamo accettabile trincerarsi dietro l`ineluttabilità della tragedia. Lo sforzo congiunto che spetta a tutti è di andare oltre il mero computo statistico, di gettare la mente e il cuore "oltre la linea", affinchè la sicurezza sul lavoro diventi un patrimonio Gomune e condiviso». C`è a Pergine, grazie a questo festival che non è solo disamina e studio ma anche musica (successo di pubblico nel concerto di Mariella Nava, testimonial dell`Anmil) e teatro, la possibilità di comprendere che il rispetto e la dignità per chi lavora sono condizioni essenziali perché di lavoro si debba vivere e non morire come invece troppo spesso accade.
Laura Froner e Antonio Boccuzzi sul palco dei relatori (foto Erredi) «Sapevamo dei pericoli»
Il soprawissuto oggi parlamentare
Sono trascorsi tre anni dalla tragedia dell`acciaieria Thyssenkrupp di Torino. sette operai morirono nel rogo della linea 5. "Per la prima volta nella storia degli infortuni sul lavoro è stato rìconoscìuto il reato di omicidio volontario - racconta Antonio Boccuzzi, oggi parlamentare, superstite della Thyssen - mentre in questi processi di solito nessuno paga". Non parla volentieri Boccuzzi del 6 dicembre 2007, ma fermo ribadisce: "I miei compagni sono morti dentro una fabbrica morta. Avevano deciso di smantellarla e l'attenzione, se mai c`è stata in tema di sicurezza, si era abbassata di molto. Siamo stati considerati meno delle macchine, l'unico nostro peccato era quello di andare a lavorare il mattino perché di quel lavoro avevamo davvero bisogno". Un caso giudiziario risolto con l'imputazione in tempi brevi: "Grazie al magistrato Raffaele Guariniello, il suo impegno è stato fondamentale per arrivare a questo risultato". Operai consapevoli dei rischi: "Ho lavorato in acciaieria tutta la vita. Molti di noi sapevano di lavorare in condizioni ambientali precarie eppure eravamo obbligati a tacere perché avevamo bisogno di lavorare e quei colleghi che sono andati in pensione non hanno avuto la fortuna di ritirare nemmeno un centesimo. Sono morti prima. di malattia professionale".
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